Ven. Mar 1st, 2024

Sud, la Resistenza dimenticata

E’ importante superare l’immagine di un Mezzogiorno conservatore e filofascista. Il lavoro di recupero della memoria degli episodi di resistenza meridionale compiuto negli ultimi anni colloca il Sud nel contesto nazionale e fa della guerra di Liberazione un valore “italiano” nel senso pieno del termine.


di Mario Avagliano
Una storia della Resistenza nel Mezzogiorno non è stata mai scritta. Di tutto quanto avvenne nel1943 sotto la linea di Montecassino, si ricordano soltanto le quattro eroiche giornate di Napoli della fine di settembre. Eppure nel breve periodo dell’occupazione tedesca, in Campania, in Puglia, in Lucania e negli Abruzzi si verificarono numerosi episodi spontanei di resistenza militare e civile ai tedeschi. Pochi sanno della battaglia di Barletta o delle insurrezioni di Matera, di Scafati, di Teramo
e di Lanciano, che videro la partecipazione di larghi strati della popolazione.

Solo di recente alcuni studiosi (Gloria Chianese, Aldo De Jaco) stanno tentando di colmare questo vuoto storiografico, mettendo in discussione la vulgata ufficiale che contrappone “il vento del Nord” all’immobilismo
del Sud.

Nel ’43 il contesto sociale ed economico del Mezzogiorno era profondamente mutato rispetto agli anni del grande consenso al regime. La fame, il freddo, i bombardamenti e le ristrettezze economiche, avevano distrutto la credibilità del fascismo. I meridionali erano stanchi della guerra e desideravano ardentemente la pace.

L’arresto di Mussolini travestito da soldato tedesco

E così il 25 luglio, giorno dell’arresto di Mussolini, espressero
in modo deciso il distacco dalla dittatura, con numerose manifestazioni di giubilo. D’altra parte, a quella data, il taglio del cordone ombelicale col fascismo era già maturo nella società meridionale. E da tempo. I primi episodi di “Resistenza” si erano registrati nel ’42, nelle campagne della Calabria, del Cilento, della Lucania e del foggiano, sotto la forma – inquadrata storicamente da politici (Aldo Moro) e da studiosi (Gallerano, Santarelli) – delle ribellioni contro le violenze squadriste.

Una foto emblematica dello sbarco in Sicilia

Si trattò di movimenti che assunsero maggiore consistenza dopo lo sbarco
alleato in Sicilia (10 luglio 1943), e che ebbero un prevalente carattere di lotta sociale, anche se non mancarono i contadini che attaccarono i tedeschi in ritirata, recuperando le armi lasciate sul campo dall’esercito italiano. “Le rivolte contadine – ha osservato la Chianese – furono un tassello importante della crisi non soltanto del regime fascista ma anche del blocco agrario latifondista fino ad allora egemone”. E seppure di breve durata e spesso isolate, furono la premessa di una trasformazione irreversibile della società economica agricola, collegandosi al ciclo di lotte che nel dopoguerra contribuì all’approvazione della legge stralcio di riforma agraria, decisa dai governi centristi negli anni Cinquanta.


Con la caduta del fascismo, il vento della rivolta cominciò a soffiare anche nei centri urbani. La prima scintilla di quello che sarebbe stato il nuovo fronte di guerra dell’Italia, cioè la lotta contro i tedeschi, esplose ancor prima dell’armistizio, il 2 agosto del ’43, in Sicilia, a Mascalucia, un comune
a dieci chilometri di Catania.

Mascalucia, alleati nel ’43

Ad accendere la miccia fu l’ennesimo tentativo di furto di cavalli e di razzia compiuto da due soldati della Wehrmacht, che provocò prima uno scontro con i soldati italiani, poi un’autentica rivolta popolare armata contro i nazisti, alla quale presero parte decine e
decine di cittadini e di militari, con perdite da entrambe le parti. Per spegnere il fuoco della ribellione, fu necessaria la mediazione del comando dei carabinieri.
Nei giorni successivi all’8 settembre del ’43, data dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati, in numerose città e in vari presidi militari si registrarono atti di resistenza ai tedeschi, spesso frutto dell’inedita collaborazione tra soldati, carabinieri e popolazione civile. Le cronache parlano di combattimenti a Bari, a Ischia, a Napoli, a Vieste, a Benevento, a Nola, dove per rappresaglia i tedeschi fucilarono dieci ufficiali italiani. A Barletta tra il 10 e il 12 settembre si scatenò una battaglia cruenta per la difesa della città: i soldati del Presidio militare, guidati dal colonnello
Grasso, resistettero per due giorni agli attacchi, con l’aiuto di molti civili. Nel salernitano, a Cava de’ Tirreni, la popolazione collaborò attivamente con gli Alleati.


L’avanzata delle truppe anglo-americane verso Nord fu più lenta del previsto. Dopo l’iniziale sbandamento, i tedeschi ripresero il controllo della situazione, occupando le città e agendo spesso con brutalità. I soldati di Hitler erano un esercito in ritirata, che cercava di fare terra bruciata dietro
di sé: rastrellando manodopera da utilizzare nell’industria bellica in Germania, compiendo stupri, saccheggi di viveri e razzie di bestiame, distruggendo gli impianti produttivi. I casi di eccidi di civili o di militari da parte dei tedeschi furono assai numerosi, in ogni parte del Sud.

Il primo eccidio si verificò il 12 agosto del ’43, a Castiglione di Sicilia, dove i nazisti in ritirata massacrarono sedici persone e ne ferirono venti. A differenza che per le stragi tedesche nel centronord, che nel dopoguerra sono state oggetto di indagini giudiziarie e di commemorazioni ufficiali,
nel Mezzogiorno invece vi è stato un generale processo di rimozione della memoria di questi episodi criminali. E’ quello che è accaduto per il massacro di Caiazzo, sulle cui responsabilità è stata fatta luce solo di recente, grazie alle ricerche di Giuseppe Capobianco sulla Resistenza nel
casertano, un territorio martoriato dove, in quell’autunno tragico (settembre-dicembre ’43), le vittime civili raggiunsero le 2023 unità, pari al 5,5 per cento di quelle di tutt’Italia nello stesso periodo.


Lo storico tedesco Gerhard Schreiber, nel suo ultimo lavoro, riconduce gli eccidi nazisti nel Sud al rancore accumulato contro gli italiani dopo il “tradimento” del 25 luglio, sottolineando le gravi responsabilità non solo delle SS ma anche degli ufficiali dell’esercito regolare tedesco, che agirono per “spirito di vendetta”. Ma la colpa non fu solo dei tedeschi. In uno studio sulla Resistenza nel Sud, uscito di recente, Aldo De Jaco documenta che anche alcuni ufficiali e carabinieri italiani favorirono la politica delle stragi oppure non vi si opposero in alcun modo. In questo quadro l’opposizione al nemico da parte dei meridionali – come ha scritto Gloria Chianese:

“…ci fu, anche se frammentata in una miriade di episodi di cui spesso è stato difficile ricostruire la memoria”. E se la motivazione iniziale delle rivolte fu la reazione al terrore tedesco, vi furono momenti di grande coinvolgimento popolare e vi ebbero un ruolo anche i partiti politici. Ciò nonostante queste esperienze influenzarono debolmente la crescita democratica del Mezzogiorno, che fu a lungo sotto la cappa dell’occupazione anglo-americana.”

Lapide alle vittime della strage del 12/08/1943 – Castiglione di Sicilia 

La stessa vicenda del “Regno del Sud”, dove l’intero apparato dello stato – prefetti, questori, commissari prefettizi – operava all’insegna della continuità badogliana, frenò il cambiamento della società meridionale. La classe dirigente dei partiti non ebbe né il tempo né la possibilità di “farsi
stato”. Un risultato invece che al Nord le bande partigiane e i Cln riuscirono a conseguire, avend una parte importante nei processi di epurazione o nella designazione dei prefetti e dei sindaci.

In conclusione è importante superare l’immagine di un Mezzogiorno conservatore e filofascista. Il lavoro di recupero della memoria degli episodi di resistenza meridionale compiuto negli ultimi anni colloca il Sud nel contesto nazionale e fa della guerra di Liberazione un valore “italiano” nel senso pieno del termine.
(pubblicato su https://www.istitutogalanteoliva.it/saggi-e-ricerche/)

Mario Avagliano
Direttore responsabile Polis SA Magazine
Giornalista professionista, saggista e studioso di Storia contemporanea.


Bibliografia

G.BoccaStoria di una Italia partigiana” Laterza, Bari 1966

C.Capobianco “Il recupero della memoria. Per una storia della resistenza in terra di lavoro-Autunno 1943” Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995

G.Chianese “Basilicata, Calabria, Campania, Puglia” in E. COLLOTTI-R. SANDRI-F. SESSI,”Dizionario della Resistenza. Storia e geografia della Liberazione”, vol. I, Einaudi, Torino 2000

G.ChianeseMatera, Napoli Chiaiasso: il sud si ribella” in “Il Manifesto”, 25 aprile 1995

A.De JacoLa Resistenza nel sud. Cronache per testimonianze” Argo, Lecce, 2000

A.MontiIl movimento della Resistenza e il Mezzogiorno d’Italia” in “Rinascita”, n. 4, 1952

E.Santarelli “La rivolta di Lanciano e la Reistenza nel mezzogiorno” in “Rivista Abruzzese di Studi Storici dal fascismo alla Resistenza”, anno IV, nn. 2-3, luglio-novembre 1983

G.Schreiber “La vendetta tedesca 1943-1945. Le rappresaglie naziste in Italia “, Mondadori, Milano 2000

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