Mer. Lug 24th, 2024
istituto “Palazzolo”

A Mercato San Severino (SA) sta per chiudere l’istituto “Palazzolo”

Forse la mancanza di vocazioni religiose tra i motivi della decisione di chiudere la scuola materna, della frazione Piazza del Galdo, da parte dei responsabili di Bergamo

Il prossimo 30 giugno chiuderà i suoi battenti – dopo oltre sessant’anni di onorata attività, in favore di tante generazioni di scolaretti (di ogni condizione sociale) – il “glorioso” istituto “Don Luigi Palazzolo”. Un ente benefico sito in località Piazza del Galdo – frazione di Mercato San Severino (Salerno) – ma dipendente da Bergamo. La notizia – in realtà – era nell’aria da qualche tempo. Ma è un evento che genera tristezza e commozione tra i Sanseverinesi, particolarmente riguardo i residenti nella frazione. Per i quali la struttura era un emblema e un esempio di pedagogia e amorevolezza, verso tanti bambini che lì hanno imparato i rudimenti dell’istruzione. Accolti con affetto e calore dalle suore, le cosiddette “Poverelle” – ordine (o meglio congregazione) fondato dal sacerdote bergamasco don Luigi Palazzolo, nella seconda metà dell’800. La “filiale” sanseverinese, a rischio chiusura, dipende proprio da una “sede” principale (casa madre) di Bergamo. A San Severino, quest’istituzione (colpita, nei primi mesi del 2021, anche dal Covid) ha funto da vera e propria “casa”, “famiglia”, per tanti ragazzini e/o nuclei familiari (anche in difficoltà) che hanno ricevuto tanto aiuto “materiale” ma anche conforto, accoglienza, attenzione, naturalmente istruzione.

istituto “Palazzolo”

“Le suore – dichiarano le madri dei piccoli frequentanti il centro – sono state, negli anni, madri e punto di riferimento per tutti noi. Ci hanno insegnato l’amore, ci hanno inculcato i valori e hanno offerto un grande esempio di senso civico”. Questa realtà – secondo le parole dei genitori, che stanno attivando iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e/o “chi di dovere” (compresa una petizione on line – una raccolta di firme, già presente sul web – e una fiaccolata, da tenersi in un prossimo futuro) – si è mostrata una scuola (dell’infanzia) ma anche un centro per doposcuola o ripetizioni capace di includere e formare tanti alunni; dai primissimi anni di età in poi. Alti i livelli pedagogici e “magiche” le esperienze vissute dai piccoletti in questi sessantaquattro anni di storia “assieme” alla cittadinanza sanseverinese. “Ci vuole un cuore largo, per fare il bene” – esprimeva il presbitero lombardo, che – per ironia della sorte – proprio quest’anno verrà proclamato santo. Ed è appunto il bene operato dalle solerti e alacri, pazienti suore verso i bimbi ad essere rappresentato dalle famiglie sanseverinesi che si “oppongono” alla chiusura dell’istituto. Improrogabilmente il 30 giugno prossimo, si è detto.

istituto “Palazzolo”

Tantissimi tra i principali organi di stampa – a livello locale ma non soltanto – stanno prendendo a cuore la questione. E non finisce qui, in quanto si stanno mobilitando anche vip come il giornalista Michele Cucuzza e il calciatore “azzurro” Fulvio Collovati – secondo quanto riportato in recentissimi articoli sulle colonne de “Il Mattino”. Sono personaggi molto celebri, di caratura nazionale ed internazionale; si tratta di amici dell’ingegnere Francesco Terrone – altresì poeta, scrittore, giornalista originario proprio di Piazza del Galdo, che tanto vanto e lustro ha dato alla cittadina del Salernitano. Proprio grazie (anche) a Terrone, e ai suoi amici del mondo dello spettacolo (dello show.biz), la mobilitazione dei preoccupati genitori sta assumendo un’importanza particolare. Per indurre i “vertici”, i responsabili (dal Bergamasco), a ritornare indietro e a recedere dalla propria irremovibile decisione: quella di chiudere definitivamente (purtroppo) la struttura.

Crisi vocazionali? Interessi più o meno “nascosti”? Non si sa ancora bene. Certamente, in questa società edonistica e secolarizzata, il calo vocazionale relativo alla vita consacrata denota il fatto che la dedizione totale a Dio non attrae più molti giovani: ragazzi e ragazze preferiscono la cultura della quotidianità alla vita monastica o claustrale. Oppure rispetto alla fraternità, maschile o femminile. Perciò è molto probabile che sia questa l’ipotesi principale che ne determinerebbe la chiusura. Ma si pensa anche ad altri motivi. Ricordiamo che al “Palazzolo” sono ancora presenti sette o otto suore – sempre secondo i vari media. Esse si occupano (si sono avvicendate in questi anni, prodigandosi) dell’asilo nido (scuole dell’infanzia) ma anche di doposcuola a bambini più grandicelli. Vi sono dei centri educativi e aggregativi anche per altri ragazzetti. La comunità religiosa è composta da consorelle provenienti da Bergamo ma anche da Napoli, Milano, dalla Sardegna, dalla Calabria e dal Veneto. L’età media delle Poverelle oscilla tra i 45 e gli 83 anni. Al momento tale istituzione ospiterebbe – dichiara il quotidiano “Le Cronache” – una settantina circa di piccoli allievi.

Parlando con una delle mamme “sul piede di guerra” (assieme alle rappresentanti di istituto) emerge che anche le nuove iscrizioni sono abbondanti: più di centocinquanta, solo in questi ultimi mesi. Ciò vuol dire che è un’istituzione funzionante e/o funzionale. Allora – si chiedono moltissime famiglie di San Severino – perché mortificare la comunità e/o collettività della frazione sottraendone un punto di riferimento per genitori e figli? Ma la battaglia prosegue ancora, addirittura si parla di scrivere a papa Francesco per sottoporgli la delicata, spinosa questione. Una lotta che si preannuncia dura; senza esclusione di colpi.

istituto “Palazzolo”

Anche perché sarebbero a rischio dieci posti di lavoro, che interessano personale educativo e/o scolastico laico. Sull’argomento sono intervenuti anche il parroco di Piazza – don Marco Carpentieri – e altre autorità religiose. Coinvolto anche il primo cittadino Antonio Somma, che ha assicurato il suo impegno. E che ha incaricato il consigliere comunale Anna Iuzzolino di seguire attentamente la vicenda; di tenerlo informato e aggiornato costantemente. La protesta, da parte delle bellicose madri (capitanate da Maria Teresa Patanella e da altri cittadini) non si placherà finché non si avranno risposte concrete da Bergamo, cioè dall’amministrazione di questo convento. In alcuni post su WhatsApp e/o su chat “private”, le famiglie ipotizzano che siano proprio i vertici lombardi a “negare” (se così possiamo affermare) la presenza di questo ente benefico sul territorio sanseverinese; i genitori – parole loro – sono convinti che i Bergamaschi, pur non potendo vendere la struttura (in quanto si tratta di una donazione), sarebbero intenzionati tuttavia a darla in gestione per altre ragioni. Voci di paese asseriscono addirittura che il “Palazzolo” potrebbe essere “sostituito” da un centro di accoglienza per migranti. Ma sono, appunto, indiscrezioni infondate. Rumours non ben confermati. Quello che parrebbe reale, sempre con il beneficio del dubbio e sempre stando alle parole delle famiglie, è il fatto che si siano fatti avanti numerosi imprenditori (locali o non) interessati. per acquistare l’edificio e/o per creare qualcosa di utile alla collettività. Tali imprenditori, affermano i genitori, avrebbero chiesto di incontrare i dirigenti (di Bergamo), per fare il punto della situazione. Ma, sembra, invano. Silenzio da Bergamo – accusano le madri di famiglia. Come mai? I motivi non sono ancora stati resi noti. Le famiglie sostengono di aver ricevuto una missiva dei dirigenti del “Palazzolo” improvvisamente. E dichiarano anche che le stesse maestre di questo ente non siano state informate in precedenza. Insomma, tutto sarebbe un fulmine a ciel sereno. Anche se chi scrive asserisce che tale notizia fosse già nell’aria da alcuni mesi.

In attesa di notizie più certe, però, le mamme in rivolta sono preoccupate per il futuro della scuola e dei loro rampolli. Sui social si rincorrono informazioni e/o pure e semplici “illazioni” (diciamo così). Si parla infatti di “richieste economiche fuori da ogni discorso” (forse per indicare “esorbitanti”?) e di “fuga di potenziali investitori interessati”. Tutto ciò sui gruppi social, quindi sono parole dei genitori. Furiosi per la notizia della chiusura – per loro improvvisa. Speriamo che non siano stati vani tutti i sacrifici attuati dalle suore e dal personale “laico” in oltre sessanta anni di azione nel comprensorio. “Siamo pronti a tutto, purché questo centro possa ancora esistere a San Severino – dicono i genitori. Anche perché, fanno sapere gli organizzatori della raccolta firme on line (circa 800 gli aderenti, al momento in cui scriviamo): “Negli ultimi tempi sono stati accolti bambini con disabilità, esclusi da altre scuole”. Attendiamo ora di conoscere le motivazioni dei responsabili lombardi, per ospitare le loro ragioni e/o opinioni in merito e per creare un costruttivo confronto o dialogo tra essi e le famiglie di San Severino.

ANNA MARIA NOIA

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