Ven. Mar 1st, 2024

Nel Ponente Genovese in cinquemila in piazza per dire NO!

sabato 25 marzo sono scese in piazza cinquemila persone. Anziani e Giovani, Famiglie con bambini. Tutti assieme per dire che NO il PONENTE non si tocca…non si tocca più.

Di Antonello Rivano

Per chi non vive la realtà del Ponente Genovese, ossia quei quartieri, alcuni dei quali un tempo comuni autonomi e che il regime fascista volle integrare nella “Grande Genova”, che si trovano a Ponente del capoluogo ligure, è forse difficile comprendere i “Perchè” di un movimento che nel corso degli ultimi tempi è andato sempre più estendendosi e prendendo corpo, includendo anche quelle zone di Genova che non fanno propriamente parte del “Ponente” ma che sono state in ogni caso dimenticate, o considerate solo come “passerelle e bacini elettorali”.

Sarebbe lungo, e anche fuori dalle capacità di chi scrive, ripercorrere tutta la storia delle varie “servitù” che il Ponente è stato chiamato a subire, spesso non senza lotte popolari che hanno costretto a riscrivere cose che si davano ormai per fatte, da parte di Istituzioni poco attente alle necessità e alla salute delle persone ma molto ai propri interessi.
Una di queste è stata sicuramente la vicenda del Porto Container di Prà. Un riempimento a mare che ha per sempre stravolto un litorale che nulla aveva da invidiare a località balneari di fama nazionale ed internazionale.

Lotte popolari che hanno portato alla stesura di atti che davano vincolanti gli attuali limiti e confini del porto container. Atti tra istituzioni, ufficiali e dettagliati. Atti e patti che ora rischiano di essere fatti carta straccia da parte del Comune di Genova e dall’Autorità portuale, con arroganza e senza aver mai ascoltato il “territorio”.
Nella figura del Sindaco di Genova, ancora con la carica di “Commissario” dopo il crollo del ponte Morandi, si può evincere quel volere/potere decisionista che mal si coniuga con quello che il nostro diritto civile configura con l’incarico di Primo Cittadino: il comportamento del buon padre di famiglia.

E ancora una volta al PONENTE viene chiesto di sacrificare il proprio mare, almeno quello rimasto, in nome di un porto che più cresce e più svuota i quartieri interessati, li deprezza, li deprime, mina la salute e la quiete dei loro abitanti. Più cresce il porto e più Genova diventa “vecchia” con una delle età medie più alte d’Europa…i giovani fuggono da un’idea di sviluppo che non porta la ricchezza promessa ma tanti, troppi, disagi. Mentre a ponente, a Multedo per la precisione, si vive sotto depositi di idrocarburi, depositi che in passato sono già esplosi e gli unici giardini pubblici del quartiere stanno per essere distrutti per fare spazio a un’uscita dell’autostrada, mentre in Via Canepa una superstrada è stata fatta passare ad altezza di balcone.

Questo a Ponente di Genova, mentre a Levante tutto deve restare lindo e immacolato, destinazione dei turisti e dei “ricchi”, quegli stessi ricchi per i quali si fanno i Water Front nei moli del centro, spostando le attività portuali “invadenti” a Ponente, là dove i lungomari (i Water front dei poveri) vengono dimenticati o alla mercé di progettisti che sembrano li voler sfogare la loro sperimentazione. Dimenticavamo di dire che per gli Water front dei ricchi progetta Renzo Piano e si lavora anche di notte, mentre solo di notte a Ponente si lavora di nascosto per mettere su cantieri a mare che nessuno vuole.


E’ per questo, per dire NO a questo stato di cose che sabato 25 marzo sono scese in piazza cinquemila persone. Anziani e Giovani, Famiglie con bambini. Tutti assieme per dire che NO il PONENTE non si tocca…non si tocca più.

Antonello Rivano
Direttore di redazione/coordinatore nazionale Polis SA Magazine

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