Ven. Giu 21st, 2024

Jacopo Mele: “la ricchezza maggiore consiste nella capacità di capitalizzare la conoscenza”

Una testimonianza rilevante nel panorama dell’imprenditoria giovanile in settore, quale quello digitale, in perenne trasformazione ed alla costante ricerca di nuovi talenti

Jacopo Mele ha 27 anni, originario di Salerno, ed è, da tempo,  considerato un grande innovatore, riconosciuto nel 2016 da Forbes Europa fra i 30 under 30 più influenti nella politica europea tanto da essere menzionato da Wired tra le 50 persone al mondo a cui prestare attenzione.

Inoltre, la Rivista Forbes Italia lo ha incluso nella lista dei 100 under 30 leader del futuro per la categoria “Enterprise Technology”.

Mele ha fondato Aurora, organizzazione “che aggrega attività a supporto dell’imprenditorialità giovanile e dove ha portato “la libertà, la fiducia, il rispetto, la meraviglia di tuffarsi nel vuoto, lo stupore della scoperta e la bellezza della condivisione” (Agi Italia).

Credo che ognuno di noi debba avere un percorso personalizzato. Io sono stato fortunato perché la mia famiglia mi ha lasciato autonomia in tutte le mie scelte, così anche in quelle formative. Credo che la ricchezza maggiore consista nella capacità di capitalizzare la conoscenza operando nuove scelte basate su di essa. Io ho avuto la fortuna di frequentare diversi maestri che mi hanno stimolato e ispirato

  • Dott.Mele, questa Sua dichiarazione è molto interessante. Un percorso personalizzato aiuta a comprendere quale sia la strada più giusta da percorrere e soprattutto su quale strada occorre concentrare la propria professionalità cominciando a crearsi una vera identità. Quale metodo di studio critico e quale concezione stessa del successo oggi consiglerebbe ad un ragazzo sia con una particolare vocazione o anche senza una vocazione particolare ma con diversi talenti?

Il metodo è quello della sperimentazione continua, nessuno, ne noi ne altri possiamo sapere quale sia l’opportunità giusta per noi, l’unico segreto è esporsi al mondo, esporsi al nuovo ed iniziare dal punto più vicino a camminare, a sperimentare.

Ne ho parlato recentemente in un TEDx dal titolo “Come andare dove il mondo ti direbbe di no?

Abbiamo un osservatorio che ci consente di incontrare qualche miglialio di under23 in giro per tutta europa, spesso la difficoltà più grande è sentirsi inadeguati rispetto ai propri interessi/passioni, averne tante in un mondo che ti fa sentire in colpa se non hai le idee chiare.

Noi crediamo che sia normale avere più passioni e che solo iniziando a sperimentarle possiamo scoprire cosa ci interessa davvero.

  • Lei ha creato una proposta davvero interessante, competitiva ed originale nello sterminato universo digitale che ogni giorno vive di nuove creazioni, suggestioni, imput. Quanto è stata importante la sua formazione? E, come si può emergere oggi in un mondo in cui la cultura digitale non è sempre una cultura affrontata al meglio, in particolare dalle giovanissime generazioni, cresciute e catapultate automaticamente in questa realtà? Lei invece ha dimostrato sul campo che la tecnologia può essere al servizio dell’uomo e non il contrario…

La mia formazione è stata da autodidatta, mi sento molto fortunato perché ho ricevuto molta fiducia dal mio contesto familiare e sociale ed anche quando la scuola mi metteva i bastoni fra le ruote per la mia dislessia il mio contesto mi invitava ad esprimermi con i miei percorsi ed a valorizzare questi.

Credo che l’occasione di formazione più utile per interagire con la tecnologia è allenare la nostra struttura emotiva.

  • Si può immaginare quanto siano numerose ed impegnative le selezioni per entrare nel programma Aurora Experience. Al di là delle ovvie competenze strettamente tecniche, cosa ricerca in un possibile candidato per Aurora? Quali valori, quali elementi professionali e, soprattutto, quale cultura?

Per entrare in Aurora l’unico criterio è l’età, bisogna avere meno di 23 anni.

Durante il percorso di Aurora ci sono diverse sfide utile ad allenare gli under23 ad ottenere competenze utili per il presente ed il futuro, chi arriva in fondo alle prove diventa un Aurora Fellows ed in quel momento siamo certi di incontrare un ragazzo che ha  locus of control interno e grandi capacità di comunicazione e cooperazione.

Crediamo che questi tre elementi possano essere le basi di chi in futuro cambierà le regole del gioco nella tecnologia e non.

Durante l’Aurora Experience si ha modo di scoprire tante competenze anche Hard, non solo soft e di queste voglio ricordare ad esempio quelle che consento lo sviluppo di tecnologie come:

Brain computer interface, smartdust, stampa di tessuti organici, esoscheletri, aerei che volano da soli.

  • La frontiera del Digitale oggi, per voi imprenditori, giovani, che avete in mano un’arma potente e persuasiva, su quali temi e problematiche mondiali deve porre il suo servizio? Quali sono i passi realizzati e quelli ancora da compiere?

Education, Clima ed Health care sono i temi su cui io sono più concentrato credo siano temi trasversali che affrontati globalmente possano far vivere meglio noi ed il nostro pianeta terra.

Insieme ad un gruppo di amici abbiamo co fondato Moonstone.fund un veicolo d’investimento che vuole dare fiducia ai fondatori più ambiziosi che in giro per il mondo lavorano a soluzioni che ci possono rendere fieri. Qui un articolo dove raccontiamo lo scopo per cui nasce Moonstone

  • Il termine “Consapevolezza” è un termine molto adoperato da Lei per la persuasione e per la motivazione dei giovani imprenditori ed aspiranti tali. Quanto è rilevante ed in quali fattori “la consapevolezza” è presente nel mondo digitale?

eviterei questa domanda, richiede una risposta troppo lunga.

  • Suo padre Rino è eminente studioso. Pur nella diversità delle professioni e degli studi, vi è qualcosa degli studi del prof. Mele che Lei ha fatto di suo?

è la prima intervista che ricevo dove viene menzionato mio padre, ne sono molto felice di questo perché quello che sono lo devo anche a mia madre e mio padre.

Mio padre è un esempio, ho assorbito tanto da lui, certamente nell’utilizzo della parola, nel mettere in scena la parola ed i suoi silenzi.

@Naval su twitter nel 2016 ha scritto che “The real truths are heresies. They cannot be spoken. Only discovered, whispered, and perhaps read.” Da mio padre ho imparato a dire le vere verità con la giusta densità sempre ed in pubblico.

Stefano Pignataro
Sezione Cultura
Vice coordinatore nazionale Polis SA magazine

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