Mar. Giu 25th, 2024

“Crescere insieme oltre il teatro” di Mercato San Severino, in scena il 25 maggio

Sul palco, il gruppo adulti, con “Permettete un pensiero poetico?”

Di Anna Maria Noia

“Permettete un pensiero poetico?” è l’ultimo copione re-inventato e/o re-iscritto dalla vulcanica e attiva regista ed attrice Clotilde Grisolia. Calabrese di origini, però sanseverinese d’adozione. Da anni, la Grisolia si occupa di mettere in scena varie pièce, tratte da plot d’autore – ma da lei rimaneggiati. Tutto ciò grazie all’intuizione del sodalizio: “Crescere insieme… oltre il teatro” – da una costola della scuola per l’infanzia “Crescere insieme”. Una realtà accorsata, presente a Mercato San Severino da alcuni decenni. Dapprima, l’idea di creare una sorta di “compagnia stabile” (sanseverinese) ha riguardato il gruppo genitori e adulti – i cui figli e/o nipoti frequentavano l’asilo sopra citato. Poi, il progetto – assieme a tante altre, valide, iniziative culturali (ma anche e soprattutto sociali!) – ha spiccato il volo. Facendo prendere il largo anche a bambini, adolescenti, giovani. Per i quali le porte del teatro comunale di Mercato San Severino son sempre aperte.

Grazie all’impegno e all’interesse – in primis – delle responsabili dell’asilo succitato, ma anche grazie all’accoglienza di Michele Stornaiuolo e dei Caccavale di “Teatro più”. Che hanno messo a disposizione, appunto, i locali e le sale della struttura in via Trieste. Dove i vari gruppi – proprio quelli dei bimbi; dei ragazzi; degli adulti – provano. Un vero e proprio laboratorio teatrale, con tutti i crismi, in cui sviluppare la fantasia e veder concretizzate idee e speranze; proposte. Scommessa vinta, dunque, per la pertinace e vivace, capace regista. Tornando a noi, “Permettete un pensiero poetico?” andrà in scena – presso il teatro comunale – in data 25 maggio (è un giovedì) alle 21. Come afferma il sottotitolo, leggibile sull’apposita locandina, si tratta di un testo liberamente ispirato a “Così parlò Bellavista” – di De Crescenzo e Pazzaglia. È una commedia in due atti, con un intermezzo; per la regia di Clotilde Grisolia. Assistente alla regia: Agostino Genito, scenografia a cura di Francesca Marena; per il disegno luci, ecco Enrico Landi. Al trucco, Maria Ceccola. L’organizzazione generale è stata affidata alle due principali referenti di “Crescere insieme”: le docenti Alfonsina Della Rocca e Rosa Santoro. Il costo del biglietto è di 12 euro, ma il ricavato verrà devoluto – come in passato, anche per altre attività della “collaudata compagnia” Della Rocca/Grisolia/Santoro – in beneficenza. Esattamente, all’associazione “Noi donne soprattutto”.

Una realtà associativa di Baronissi, che supporta le pazienti oncologiche. Ad esempio, molto si è fatto per le donne che hanno subito la rimozione delle mammelle e/o per le altre rappresentanti del gentil sesso operate al seno. È un sodalizio dagli obiettivi “preziosi”, più che ambiziosi. E tantissime progettualità sono state già approntate, proprio allo scopo di sostenere la ricerca medica sul tumore… “al femminile” (ma non soltanto) nonché di fornire assistenza psicologica alle donne che vivono queste esperienze, così demoralizzanti. Ritorniamo al discorso precedente. La prenotazione è obbligatoria. Tutto ciò per divertirsi col gruppo adulti, che comprende svariati over 18 non professionisti (ma non per questo meno bravi!) e ciascuno con la propria vita o il loro lavoro – tra i quali il carissimo e simpaticissimo amico Ulisse Selvitelli. La due atti (più l’intermezzo) si ispira – come si può osservare – ai libri del filosofo partenopeo Luciano De Crescenzo. Ma – avverte la Grisolia – “è stato un copione rimodulato, che ha comportato un grosso impegno di rimaneggiamento e di riscrittura”.

Perché il “dietro le quinte” non sempre viene alla luce, ma l’organizzazione al di qua del sipario è davvero notevole. E coinvolge tanti profili professionali, tante persone che compiono il loro lavoro; quanto dovuto e – spesso – non vengono riconosciute dalla maggioranza degli spettatori. Avventori che si recano a teatro, magari attenendosi solo al momento di intrattenimento – ove spiccano, per l’appunto, solo coloro che recitano. Magari il regista. Forse lo scenografo. O così sembra. Ma non va in questo modo. Tutti questi personaggi, che orbitano attorno al mondo della drammaturgia, consentono – comunque – di far passare un paio d’ore (nel caso della commedia proposta) in allegria e in armonia. “Ci interessa regalare sorrisi – afferma la regista – e, nel contempo, effettuare beneficenza”. I sorrisi, secondo Clotilde Grisolia, sono “indossati” da coloro che recitano ma “contagiano” gli spettatori. In un luogo, che è il teatro, magico. Al suo interno, la voce “risuona” (dal Latino: “per-suonare” – propagarsi) dalle maschere. Un tempo realizzate in legno; per questo la sonorità si diffondeva. Perciò, secondo gli antichi “patres” Romani, il vocabolo “maschera” corrisponde a “persona”. Piccola nota critica. Rientriamo nei ranghi.

“Leggerezza e, al contempo, riflessione” – questo, come sempre, l’intento della compagnia stabile di “Oltre il teatro”. Non dimenticando chi è in difficoltà, non tralasciando di operare il bene (ne è una testimonianza l’impegno verso l’associazione “Noi donne soprattutto”). Come accade per quanto concerne il grande cuore dei Napoletani: la pièce – infatti – auto-ironizza sui riferimenti dell’intera storia della napoletanità. Del sentirsi, orgogliosamente, partenopei. Figli di quella sirena “vergine” (Partenope deriva, in effetti, il suo etimo dalla parola greca che indica la “verginità” – come il Partenone, dedicato ad Atena vergine; come il Monte Partenio o Montevergine, in onore della Madonna) che ha “partorito” una delle zone più belle d’Italia. Adagiata sui monti e cullata dal “Mare Nostrum”, un crocevia di culture e di traffici – non soltanto commerciali – e di intense relazioni sociali e politiche. Napoli, la “nuova città”, è il luogo dove è sorta la filosofia del “saper vivere”. Dove ci si arrangia, ma si dona il cuore. Purtroppo, per la presenza di pochi loschi e meschini personaggi, come i camorristi o come altri delinquenti, questo centro mitteleuropeo potrebbe sembrare non accogliente – addirittura pericoloso. Ma – in realtà – non è così.

Qui è nata l’arte dell’estro e delle serenate. Qui nascono babà, sfogliatelle, la “mitica” pastiera (o “pizza”) di grano. Qui è stata inventata la pizza, quella salata: non solo, ufficialmente, nel 1800 – quando nacque la prima “margherita” (brevettata) – bensì già dai tempi antichi, ad opera di Greci e Romani. E l’elenco delle cose che han reso e rendono Napoli grande, nei confronti del mondo, potrebbe continuare ancora a lungo. Ma ci fermiamo qui, non guastando la voglia e la curiosità di potersi gustare lo spettacolo – il 25 maggio prossimo venturo. La visione segue la messa in scena di altri copioni rivisitati (sempre dalla Grisolia e dai suoi alacri collaboratori), all’interno della Letteratura non solo italiana – ma anche tenendo conto di altri intrecci o canovacci, da testi di ogni luogo del mondo. Un esempio? “Il gobbo di Notre Napule”; “Cenerentola”; “Il Pigmalione di Napoli” e tanti altri. Il “pensiero poetico” insito nel titolo di questa attuale trasposizione rivendica, nella fattispecie, la poesia e la magia che affascinano – da secoli, all’epoca del Grand Tour e non solo – visitatori e pellegrini, viandanti, giunti a Napoli.

E le iniziative di Clotilde e dei suoi non si fermano qui: il gruppo ragazzi è “reduce” (diciamo così) dalla performance presso il festival di Altomonte – Cosenza – nel cui anfiteatro (avvolto da una splendida cornice naturale) si stanno esibendo varie compagnie amatoriali da tutta Italia. “Oltre il teatro” si è già esibito, ma si attende la conclusione della kermesse (in atto il 27 maggio prossimo) – per stabilire i vincitori nelle varie categorie. Dita incrociate per i Sanseverinesi, ovviamente. Negli scorsi anni, il sodalizio (appunto sanseverinese) ha inanellato diversi trionfi e ha vinto diversi trofei, in vari contest in giro per l’Italia. Per il 2023, ad Altomonte, la compagnia ha proposto il recital “Oltre lo specchio”, ispirato alle vicende di Alice nel Paese delle Meraviglie – con all’interno un omaggio al signor “G”: il grande e garbato Giorgio Gaber. Artista italiano di gran calibro; di valore, caratterizzato da una sottile e piacevolmente bonaria ironia. Che dire di più? Adesso, silenzio in sala e… sipario! (Come affermava il giornalista Maurizio Costanzo, deceduto da pochi mesi).



Anna Maria Noia

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