Mer. Lug 24th, 2024

Teatro e amicizia: l’eredità di Linetto Leone a dieci anni dalla scomparsa del regista carlofortino

Il percorso indimenticabile di un regista appassionato e il suo impatto duraturo sulla scena culturale di Carloforte

(Immagine di copertina – Una foto storica del Gruppo Teatrale C. Colombo, ora intitolato a Don Ignazio Garau, in basso a sinistra, e a Linetto Leone, in basso a destra)

Linetto Leone, amato regista teatrale, ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama culturale di Carloforte, ispirando e guidando generazioni di giovani attori con il suo approccio appassionato e rigoroso. A dieci anni dalla sua scomparsa, il suo legato di teatro e amicizia continua a vivere grazie al costante impegno e alla dedizione del suo gruppo teatrale, testimoniando che il suo spirito rimarrà sempre presente sul palcoscenico della vita. Con orgoglio, il nostro magazine commemora la sua memoria attraverso un articolo redatto da Salvatore Volpe, il quale ha condiviso con il regista carlofortino non solo rapporti artistici, ma soprattutto un profondo legame di sincera amicizia.
Antonello Rivano (Direttore di redazione PSAM)


Dieci anni di ‘presenza’

Di Salvatore Volpe

Dieci anni fa moriva Linetto Leone. Una persona che ha lasciato una traccia profonda in tanti, in tutti noi che lo abbiamo conosciuto e ci siamo onorati della sua amicizia, alle migliaia di persone che lo hanno applaudito per oltre 40 anni nella sua lunga, intensa attività di regista di teatro.

La guida nel mondo del teatro

Egli fu, per tutti quegli anni che partono dal 1971 e arrivano al 2014, la guida sicura di un gruppo di ragazzi che sotto la spinta di Don Ignazio Garau, decise di costituire una compagnia teatrale allo scopo di dare una sveglia alla realtà culturale carlofortina, a quella giovanile in modo particolare. Il teatro come strumento di aggregazione, di conoscenza, di apertura al mondo e alle sue problematiche. Questa era la “missione” che Don Ignazio affidò a lui e a tutti noi.

Il maestro che ispira

Conobbi Linetto proprio all’inizio degli anni ’70. Fu chiamato da Ignazio a tenere un incontro con i ragazzi dei campeggi estivi del Centro Sportivo Italiano sulla musica classica. Un argomento che per ragazzi di 13/17 anni sarebbe suonato oltremodo noioso. Invece il suo parlare, le sue spiegazioni chiare ti prendevano, ti avvolgevano, ti portavano dentro l’argomento, te lo facevano vivere e capire come pochi. Non a caso nei suoi lavori i capolavori della classica erano parte integrante della rappresentazione, erano l’accompagnamento ideale nelle aperture e chiusure degli atti, nei momenti più particolari ed intensi di un’opera, seria o allegra che fosse.

Un’anima rigorosa e creativa

Linetto era un uomo oltremodo ironico e scherzoso, le sue risate erano fragorose e coinvolgenti, ma durante le prove egli era rigoroso, assai esigente nel “pretendere” dai suoi attori non solo il massimo impegno, la puntualità nelle prove, lo studio della parte (tormentone quotidiano) ma, soprattutto, la massima resa interpretativa, fosse anche la più modesta particina con qualche battuta striminzita. In questo lui aveva la capacità di mettere in risalto le caratteristiche psicologiche e comportamentali dei personaggi nello sviluppo del racconto.

Un’epopea teatrale Indimenticabile

Dal primo lavoro del 1971 all’ultimo del 2013, Linetto arricchì la scena culturale tabarchina con circa 50 opere, replicate ciascuna più e più volte non solo a Carloforte ma, in diverse occasioni, a Cagliari e in terra Ligure. Migliaia furono le ore di prove nelle lunghe serate carlofortine; ora sul Piazzale della Chiesetta dei Novelli Innocenti, nei capienti locali della ex colonia di Santa Barbara allo Spalmadureddu, a Villa Aurora, nel grande stanzone di Via Bruno Danero del Cav. Puggioni, all’Oratorio Mons. M.Ghiga, alla Pro Loco ed altri ancora.

Linetto Leone, secondo da sinistra, con il Gruppo Teatrale in “Processo Karamazov”

Un Legame di Solidarietà e Affetto

Fu Linetto che intraprese la strada solidaristica che tuttora caratterizza la vita e la missione del Gruppo. Tutte le volte parte dell’incasso di un determinato lavoro veniva inviato a Ignazio in Cile per aiutarlo nella sua difficile azione di riscatto negli anni cupi della dittatura. Fu Linetto che mai volle trasformare questo Gruppo di ragazzi dilettanti, in una associazione formalmente costituita con tanto di statuto, di presidente, ecc. ecc. Rimase, e tuttora è, un’Associazione atipica, legata solamente da tre elementi decisivi: l’amore per il teatro, il forte senso dell’amicizia, il ricordo continuo di tutti gli amici che in questi 53 anni d’attività ci hanno regalato emozioni indelebili.

La Sua Memoria Vive Attraverso di Noi

Nell’ultima fase della sua vita, intanto che la malattia progrediva, ci spronò sempre ad andare avanti. Quando ci capitava di andare a trovarlo nella sua casa di Via XX Settembre, egli non solo si sforzava di accoglierci con allegria, ma era curioso di sapere, chiedeva informazioni sull’andamento delle prove. Lo vidi per l’ultima volta nella piccola stanzetta dell’ospedale dove era ricoverato e quel luogo, quelle circostanze così dolorose, mi riportarono subito alla mente gli ultimi giorni di vita di Ignazio anche lui ricoverato nello stesso ospedale e in una stanzetta analoga. La sua morte, nel marzo 2014, fu per noi un colpo durissimo, ci sentivamo davvero orfani non solo di un grande amico, ma di un padre.

Continuare il Suo Legato di Passione e Dedizione

Il suo esempio, il suo incitamento, ci fu da sprone per continuare la sua opera, per dare una prospettiva di continuità al Gruppo. Il grande vuoto che egli aveva lasciato fu riempito dal suo ricordo vivo che ci spingeva ad andare avanti, a continuare per lui, per Ignazio, per tutti.

Decidemmo di intitolargli il gruppo, riprendemmo le prove nell’autunno del 2014 e, nello stesso anno della sua morte, portammo in scena la commedia “Pittaluga o Sciaccaluga??” che già avevamo cominciato a preparare quando lui era ancora in vita, pur malato.

“Sciaccaluga o Pittaluga” 2014 (foto Mario Pinna)

Un Tributo di Continuità e Amore

Non solo come un segno d’affetto nei suoi confronti, ma come un segno forte e tangibile che il Gruppo avrebbe continuato ciò che lui in oltre

40 anni aveva seminato. Da quel primo lavoro altri ne seguirono, con voglia e determinazione. Circa uno all’anno, con il solito apprezzamento del nostro pubblico, e con un rinnovato sforzo negli allestimenti scenografici.

Linetto Leone e la figlia Antonella

Guardando Avanti con Fiducia e Passione

Oggi, con l’arrivo alla regia di Antonella, sua figlia, il gruppo guarda avanti con fiducia rinnovata, con energia, convinzione, compattezza e i nuovi recenti successi ne sono la conferma più bella. In tutti c’è la consapevolezza che con Linetto il Gruppo sarà “in scena per sempre”.

Grazie Linetto, l’affetto e la riconoscenza mai ci abbandoneranno e noi rimarremo sempre tutti intorno a te.

Salvatore Volpe

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