Gio. Apr 30th, 2026
verso i referendum

Verso i referendum – Cosa si vota, cosa cambierebbe (1)

Referendum 1 – Licenziamento illegittimo: cosa succede con il reintegro.
Cosa dice il quesito, da dove nasce, cosa accadrebbe in caso di vittoria del Sì o del No.

L’8 e 9 giugno 2025 gli italiani saranno chiamati a esprimersi su cinque quesiti referendari abrogativi. I temi spaziano dal lavoro alla cittadinanza, con l’obiettivo di modificare o cancellare norme attualmente in vigore. In questa serie di articoli, Polis presenta ogni settimana un approfondimento su ciascun referendum: cosa dice il quesito, da dove nasce, cosa accadrebbe in caso di vittoria del Sì o del No.
Vedi tutte e cinque gli articoli di “Verso i Referendum”


Referendum 1 – Licenziamento illegittimo: cosa succede con il reintegro

📄 Il testo del quesito sulla scheda

«Volete voi l’abrogazione del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, limitatamente agli articoli 1, 2, 3 e 4?»


Cosa chiede il quesito

Il primo quesito referendario riguarda la normativa sui licenziamenti e in particolare sul reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa. Il referendum chiede se abrogare il Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 23, noto come Jobs Act, che introduce il contratto a tutele crescenti. Questo contratto ha ridotto la possibilità di reintegrare i lavoratori nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, limitando tale misura a determinate situazioni.

In sostanza, il quesito propone di eliminare le limitazioni imposte dalla legge, ripristinando la piena tutela del lavoratore, con il reintegro obbligatorio in caso di licenziamento senza giusta causa.

Origine della proposta

La proposta è stata avanzata dalla CGIL, il principale sindacato italiano, che sostiene che la normativa attuale, introdotta nel 2015, abbia ridotto i diritti dei lavoratori, creando una disparità di trattamento tra chi lavora con contratto a tempo indeterminato e chi invece ha contratti precari o a termine.

Secondo la CGIL, l’abrogazione di questa parte della legge restituirebbe ai lavoratori la protezione completa in caso di licenziamento ingiustificato, restituendo anche un potere maggiore ai giudici nell’applicare la giustizia nei casi di contenzioso tra lavoratore e datore di lavoro.

Cosa succede se vince il SÌ

Se il referendum dovesse ottenere il Sì, la normativa che limita il reintegro verrebbe abrogata. Ciò comporterebbe il ripristino della tutela completa per i lavoratori licenziati senza giusta causa. In pratica, se un licenziamento venisse giudicato illegittimo, il lavoratore avrebbe il diritto di essere reintegrato nel suo posto di lavoro, indipendentemente dalle circostanze, con l’aggiunta di un risarcimento economico per il periodo di mancato lavoro.

Questa modifica implicherebbe un cambiamento significativo nelle politiche aziendali, in quanto le imprese dovrebbero prestare maggiore attenzione nel giustificare un licenziamento e potrebbero trovarsi a dover affrontare conseguenze più gravose in caso di contenzioso legale.

Cosa succede se vince il NO

Se il referendum dovesse ottenere il No, rimarrà in vigore l’attuale legislazione introdotta dal Jobs Act. In tal caso, la possibilità di reintegro in caso di licenziamento illegittimo sarebbe limitata a determinate condizioni, con l’alternativa di un risarcimento economico per il lavoratore. La legge prevede infatti che il reintegro sia applicabile solo in alcuni casi particolari, come per esempio nei licenziamenti discriminatori, mentre in altri casi il lavoratore potrà ricevere solo un’indennità economica, che non sempre corrisponde al reddito perduto.

In sostanza, con il No si continuerebbe con l’approccio attuale, che limita il rischio per le imprese, ma riduce anche la protezione per i lavoratori licenziati senza giusta causa.


Come si vota

Il referendum si terrà domenica 8 giugno e lunedì 9 giugno 2025. Il voto si esprime sulla singola domanda, con risposta “Sì” o “No”. Perché il referendum sia valido, deve partecipare almeno il 50% degli aventi diritto al voto. In caso di vittoria del Sì, la legge verrà modificata come previsto. In caso di vittoria del No, rimarrà in vigore l’attuale legislazione.

Il voto si svolgerà presso i seggi elettorali, come nelle elezioni politiche, e il voto sarà segreto. Gli elettori potranno esprimere il loro parere sulla scheda, dove sarà riportata la domanda referendaria.

REDAZIONE

image_printDownload in PDF