Sab. Giu 6th, 2026

Gli dèi greci erano davvero greci? -6-

Una ricerca tra mito e storia per restituire alla Sardegna il ruolo di culla delle leggende mediterranee.
A cura di Giorgio Saba
-Sesta puntata: Quale frutto proibito?

GLI DÈI GRECI ERANO DAVVERO GRECI? Sesta puntata

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QUALE FRUTTO PROIBITO?

di Giorgio Saba

Nella quinta puntata abbiamo visto che né la valle di Amoudia in Grecia, né i Campi Flegrei  in Magna Grecia (Campania) rispondono alle descrizioni degli antichi cronisti; invece quelle descrizioni calzano come un guanto, se le facciamo indossare all’Arcipelago del Sulcis.

Questo spiega perché le stele funerarie ivi prodotte si caricassero di quella ambita sacralità, dovuta alla provenienza sacra di quei manufatti, tanto da diffonderli in tutto il mondo punico.

Se abbiamo individuato la dimora di Ade (Sulki) e quella di sua sorella Hera Erizia o Elisio o Campi Elisi. Terre in cui cresceva il frutteto dalle mitiche Poma d’Oro che conferivano l’immortalità, possiamo anche andare oltre.

Nella prima puntata, infatti, ho descritto il viaggio di Eracle per compiere la sua decima fatica: rubare i buoi rossi (lingotti di rame ox-hide) di Gerione, così come raccontato da Apollodoro.

Nella terza puntata di questa piccola rassegna ho riportato un altro racconto di Apollodoro, in cui Eracle deve rubare le suddette Poma d’Oro; ma giunto davanti a Erizia, il titano Atlante gli comunica che quei frutti magici sono proibiti ai mortali e solo lui li può cogliere – senza scatenare le ire di Hera – per consentire a Eracle di soddisfare le richieste di Euristeo.

Parliamo un po’ di questi frutti: essi crescevano sul frutteto consacrato proprio alla dea Hera.

Ma spesso la dea veniva rappresentata recando in mano il suo frutto sacro, cioè una melagrana.

Ora chiediamoci se il frutteto era consacrato a Hera e il frutto sacro di Hera è la melagrana, pare evidente che nel frutteto crescessero melagrane e non arance, come ha sempre sostenuto la storiografia ufficiale.

Dobbiamo quindi chiederci perché quelle “poma” venissero considerate magiche.

La melagrana è un frutto ricco di antociani (e di flavonoli) sostanze antiossidanti e di contrasto ai radicali, impiegate anche in medicina, per produrre diversi farmaci.

Essi riducono la fragilità capillare, attenuano processi infiammatori ostacolano la diffusione di tumori, combattono le malattie cardiovascolari, rafforzano le difese immunitarie e prevengono le patologie influenzali, combattono il colesterolo e riducono la pressione;

contenendo manganese, potassio, zinco, rame e fosforo, aiutano a depurare l’organismo, riducono le infezioni e proteggono i reni.

Per godere di tutti questi benefici, quanti frutti bisogna mangiare? basta una melagrana al giorno.

Donano l’immortalità?   No!   magari solo “lunga vita in salute”, ma il mito ci viene tramandato dai greci e conosciamo il loro vizietto di far trascendere al soprannaturale ogni evento inspiegabile.

Ma perché chiamarle “Poma d’Oro” se appaiono prevalentemente rosse? Sino a pochi anni fa la loro buccia macinata veniva usata per produrre un colorante giallo oro.

Le arance erano conosciute nell’antico mondo occidentale? Non ne abbiamo traccia storica, invece le melagrane sono note da tempi immemori.

UN FRUTTO PROIBITO, come abbiamo letto.

Un altro racconto ci dà l’incipit per la prossima puntata e anche questo cita la melagrana:

“Demetra è sorella di Hera e di Ade; sua figlia Persefone era ancora poco più di una bambina quando venne rapita dallo zio Ade che la condusse con sé (incesto e pedofilia, ma parliamo di un’epoca in cui la moralità era assai diversa dalla nostra). Demetra si dispera e in seguito ottiene  la liberazione della figlia, a condizione che non mangi il frutto proibito (melagrana appunto). Quando Persefone stava per uscire dall’Ade, inizia a mangiare una melagrana, contravvenendo al divieto e scatenando la punizione di Ade, ma poiché del frutto ha mangiato solo sei grani, Ade concede che la nipote viva per sei mesi nella terra libera e per sei mesi negli inferi.

Il racconto diede origine alla leggenda dell’alternarsi delle stagioni: sei mesi di bel tempo in cui si colgono i frutti della natura e sei di inverno, così come sei è il numero di grani mangiati da Persefone.

Dietro suggerimento dell’amico Pierluigi Montalbano, vi mostro la foto di un bronzetto, rinvenuto a Vulci, denominato “il pugilatore”.

Nel polso destro si nota un frutto del tutto simile a una melagrana, mentre il cono che sorregge col braccio sinistro sembra una cornucopia, portandoci a identificarla come Demetra oppure Persefone, madre e figlia dee della natura agricola e della raccolta dei frutti (da cui la cornucopia).Una diversa versione della leggenda riporta che il frutto proibito non sarebbe la melagrana, bensì l’oppio, il cui frutto ne è simile; forse questo spiegherebbe gli occhi allucinati del bronzetto nella foto .

Chiudiamo questa puntata, ma riproporrò questo racconto  nella settima puntata, in cui vedremo come l’ arcipelago del Sulcis e, conseguentemente tutta l’isola della Sardegna, ci offrano tantissimi spunti per la revisione della protostoria del Mediterraneo.

CONTINUA…

Giorgio Saba


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Per approfondire:


Scusi, dov’è l’Ade? Ipotesi sulla storia antica della Sardegna


Sardegna: dimora antica degli dei… e di altri condomini

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