Mer. Apr 22nd, 2026

Una tenda al freddo per difendere la sanità pubblica

Il sindaco di Isernia dorme davanti al “Veneziale” per chiedere risposte e certezze sul futuro dei servizi essenziali.

di Silva De Cristofaro

Una tenda da campeggio diventa simbolo di una lotta a difesa della sanità molisana.

Impiantata dinanzi all’ospedale “Ferdinando Veneziale” di Isernia, sta ospitando dal 26 dicembre il primo cittadino Piero Castrataro che, con questa forma estrema di protesta, chiede risposte e soluzioni per garantire i servizi per le cure essenziali. Senza di queste, non si muove.

C’è un detto che recita: “La Storia non dimentica”. Significa che in futuro si dovrà rendere conto di azioni e impegno, ma pure delle omissioni, del menefreghismo, del girarsi ingiustamente, ingiustificatamente, erroneamente dall’altra parte dinanzi a problemi che compromettono il benessere degli stessi cittadini. Ci sarà un momento in cui dovremo guardarci allo specchio di noi stessi e fare i conti, o perlomeno un esame di coscienza, per poi avere il diritto, finalmente, di dormire tranquilli. Giusto? Ma prima di addormentarsi bisogna restare svegli. Giusto.

Piero Castrataro, primo cittadino della città di Isernia, segue alla lettera questa teoria. Pure troppo, perché in segno di protesta contro i tagli alla sanità pubblica della Regione Molise decide di installare una tenda più o meno da campeggio (avrebbe potuto scegliere un più comodo camper, e invece no: la tenda, al freddo e al gelo delle nostre basse temperature) e restare ad oltranza a dormire e a soggiornare, senza neanche una reception (io non resisterei senza reception), da circa una settimana dinanzi al complesso ospedaliero del “Ferdinando Veneziale” del capoluogo pentro.

Un presidio che rischia, anche per una spaventosa riduzione degli organici, di perdere il Punto nascita e l’Emodialisi e dal quale i nostri professionisti, per lo più giovani, fuggono verso realtà con meno problematiche, spopolando le aree interne sempre più abbandonate e vittime della cosiddetta “fuga di cervelli”. Tanti cervelli tranne uno: quello che comanda al nostro sindaco di dare un senso al suo ruolo istituzionale e comportarsi in maniera tale da difendere la sua comunità da primo cittadino, da secondo cittadino, da terzo, da quarto, da quinto, rappresentando chiunque di noi, protestando come noi dovremmo fare.

Con la salute, che sia solamente la sua o quella degli altri, non si scherza. Ed allora, contro un sistema sanitario sbagliato che sta logorando una regione che merita una rivitalizzazione dei centri urbani e di quelli meno urbani, dei suoi borghi che sono luoghi straordinari. Allora dunque, ritornando alla e nella tenda senza reception, l’ingegnere Piero Castrataro ci dorme da circa una settimana per attrarre l’attenzione di chiunque voglia preoccuparsi del diritto alla salute dei nostri territori, per avere risposte concrete da parte dell’Asrem, per dare un esempio che è un segnale che lui stesso definisce potentissimo per il futuro di queste terre.

Dinanzi all’ospedale Veneziale il sindaco Castrataro paura non ne ha. Che si trasformi in un eroe o in una vittima dell’opinione o del pettegolezzo della gente ha davvero poca importanza. E non demorde, non indietreggia “di un passo”, tanto da decidere di brindare al 2026 proprio lì, di fronte al nosocomio isernino, assieme a simpatizzanti e sostenitori che non sono altro che cittadini, rappresentanti della politica, delle associazioni, delle forze dell’ordine, del personale sanitario che chiedono giustizia contro la mancanza di piani che garantiscano “dignità e certezze” quando c’è bisogno di cure.

I silenzi Piero Castrataro li lascia agli incompetenti, a chi fa della politica uno strumento per avvantaggiare sé stessi e il dintorno di parenti che gira intorno. Ed esige risposte, altrimenti non si muove: trasformare la programmazione sanitaria della provincia di Isernia a favore dei pazienti che hanno bisogno di cure. La pericolosità di ridurre, se non addirittura cancellare, essenziali reparti; il taglio dei fondi; la costante riduzione dei medici; la carenza di personale e, di conseguenza, i turni massacranti del personale restante; la presenza di un pronto soccorso che fatica a garantire le necessarie emergenze rappresentano un disastro che, grazie al dissenso di Castrataro, sta superando i confini regionali e diventa notizia nazionale.

Con tanto di slogan: uno striscione bianco, accanto alla tenda, con la scritta in rosso che è una domanda: “Quanto vale una vita?”. Le risposte il sindaco le sta ottenendo dai cittadini stessi che in questi giorni si ritrovano proprio a confrontarsi direttamente con il loro primo cittadino, a dare testimonianze delle proprie esperienze, di quelle di un familiare, di un amico. Castrataro, alla stregua di un supereroe, raccoglie i disegni dei più piccini che disegnano di essere nati proprio in quell’ospedale, tra quelle pareti anch’esse colorate, in braccio a quell’infermiera così simpatica (anch’io la conoscevo quell’infermiera così simpatica, che era un’amica mia e che ha combattuto contro il suo male, perdendo, ma senza mai scordarsi del suo coraggio).

Il gioco, quindi, certo che vale la candela, signor sindaco. Perché le candele illuminano il buio. E a proposito mi vengono le parole di un bambino che, in seguito a un attentato, ai giornalisti diceva così: “A salvarci sono i fiori e le candele”. Tanto per tentare un’interpretazione: la salvezza è nella gentilezza e nella luce.

A Cristina.

Silvia De Cristofaro

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