Gli dèi greci erano davvero greci? -7-
Una ricerca tra mito e storia per restituire alla Sardegna il ruolo di culla delle leggende mediterranee.
A cura di Giorgio Saba
– Settima puntata: Misteri Eleusini
GLI DÈI GRECI ERANO DAVVERO GRECI? Settima puntata
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Misteri Eleusini (proviamo a svelarli)
di Giorgio Saba
I riti misterici detti “Eleusini” consistevano in processioni dedicate principalmente a due divinità Demetra e Dioniso. Oddio “divinità”, questa è la solita mitopoiesi dei Greci, chiamiamoli due personaggi di spicco, appartenenti all’aristocrazia dell’epoca protostorica.
In quanto “Eleusini”, avrebbero dovuto avere origine nella città greca di Eleusi, ma gli storici che hanno ricercato tracce dei “Misteri” in tale località non hanno trovato alcunché.
Qualcuno ha quindi ipotizzato che poiché le vicende riguardanti i due dèi erano ambientate nell’Elisio o Eliseo o Campi Elisi, con ogni probabilità si dovrebbe trattare non di misteri Eleusini, bensì Elisini, originati nell’Arcipelago delle Esperidi (Sulcis, come abbiamo visto in diverse puntate precedenti).
Vediamo se si riesce a trovare altri indizi. I riti in onore di Dioniso nascono con la sua personale partecipazione; egli sfilava mascherato, ma quando non era presente, bastava appendere una maschera e questa simboleggiava la sua presenza
Si ritiene che questa usanza abbia dato origine alla commedia comica greca (appunto con attori mascherati).
La storiografia ufficiale li origina nella protostoria di una sconosciuta località del Mediterraneo occidentale (scommetto che avete già capito dove voglio andare a parare)
Dioniso assume il nome di Iacco in Etruria (Iaccu in Sardegna, che diventa Santu Iaccu col sincretismo religioso in epoca cristiana), Bacco a Roma, da cui i baccanali, feste caratterizzate da abbondanti libagioni ed eccessi orgiastici finali

In Sardegna le sfilate in maschere ancestrali si sono tramandate sino ai tempi nostri, anche se la componente erotica è scomparsa con l’avvento del cristianesimo; ne abbiamo esempi in Barbagia, con “su boe” e “su merdule” del carnevale di Ottana (li vediamo ritratti nelle foto di Maurizio Coni);

“Sa Filonzana” è l’unica maschera femminile (anche se in realtà viene quasi sempre indossata da uomini). Essa rappresenta un’anziana zoppa e gobba vestita di nerointenta a filare la lana; Il filo rappresenta la vita e lei è pronta a tagliarlo con le sue cesoie, davanti a chi non le offre da bere.
La statua di Francesco Ciusa rappresenta una filatrice, ma conoscendo la produzione, legata ai miti, del celebre scultore sardo, non si fa fatica a pensare che rappresentasse proprio Sa Filonzana.
E che dire del celebre carnevale di Mamoiada, la cui maschera iconica detta dei Mamuthones ha varcato i confini dell’Isola ed è nota in tutto il mondo.

Ancora più caratteristico è il rito in onore di Demetra (la nonna di Dioniso secondo numerose fonti). Abbiamo già visto nella puntata precedente che quando Ade rapisce Persefone (figlia di Demetra e madre di Dioniso), Demetra si dispera mentre va alla ricerca della figlia rapita e cade in depressione; fino a che una vecchia saggia di nome Bauba intuisce che per farla guarire bisogna provocarle una risata; per ottenere ciò Bauba si muove in una buffa pantomima e alla fine si solleva le vesti, mostrandosi nuda. Demetra scoppia in una sonora risata, guarendo così dalla depressione (in seguito riuscirà a recuperare la figlia).
Questo rito si mantiene per un certo tempo in Grecia, col nome di anasyrma (Erodoto sosteneva erroneamente fosse di origine egizia, invece gli egizi lo chiamavano “alla maniera greca”; mettetevi d’accordo).
Che rapporto ci può essere con lo strano carnevale di Bosa? all’inizio i partecipanti sfilano nascondendo tra le vesti un pupazzo che chiamano Gioltzi (Ade che rapisce la giovane Persefone?). La sera invece ci si veste di nero e, per provocare l’ilarità, i partecipanti si sollevano le vesti mostrando i genitali (di plastica o di legno, per non incorrere nel reato di oscenità), tramandando, a distanza di migliaia di anni, l’espediente adottato da Bauba per far ridere Demetra.

Siamo alla settima puntata di questo racconto e gli episodi riferibili al nostro territorio cominciano a diventare molto numerosi; ma non finiscono qui, manca il botto finale e sarà molto rumoroso.
CONTINUA…
Giorgio Saba
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Per approfondire:

Scusi, dov’è l’Ade? Ipotesi sulla storia antica della Sardegna


