Gio. Mag 14th, 2026

Il paesaggio: una filosofia – 1) Ambienti Paesaggi Territori

Uno spazio di riflessione che intreccia cultura, educazione e sguardo sul mondo, invitando a ripensare il modo in cui abitiamo e comprendiamo il paesaggio che ci circonda.
A cura di Giorgio Saba

Il paesaggio: una filosofia

In un tempo attraversato da tensioni e crisi profonde, Giorgio Saba propone su Polis una nuova rubrica dal titolo Il paesaggio: una filosofia, interrogandosi sul senso stesso del paesaggio e sul modo in cui lo guardiamo. Il paesaggio, sostiene l’autore, non è un dato naturale dell’animo umano, ma il risultato di un processo culturale ed educativo. È uno sguardo che si costruisce, che richiede consapevolezza e formazione, lontano da semplificazioni e nozionismi, spesso prevalenti nei percorsi scolastici contemporanei. Con l’esperienza di chi ha insegnato per decenni, Saba riflette sul valore di una scuola capace di andare oltre la mera trasmissione di contenuti, per diventare invece luogo di formazione del pensiero critico e, soprattutto, dell’educazione al rispetto: verso gli altri, verso le differenze, verso gli animali, verso l’ambiente e le cose. È in questa relazione educativa, fondata sulla fiducia reciproca, che l’apprendimento diventa più profondo e duraturo, trasformandosi in crescita autentica. Un approccio che, a distanza di anni, trova conferma nelle parole degli ex studenti, oggi adulti, che riconoscono in quel percorso un’eredità di valori ancora viva e significativa. Con Paesaggi: una filosofia, Polis apre così uno spazio di riflessione che intreccia cultura, educazione e sguardo sul mondo, invitando a ripensare il modo in cui abitiamo e comprendiamo il paesaggio che ci circonda.

La Redazione


Ambienti Paesaggi Territori

di Giorgio Saba

Il paesaggio è in stretto rapporto col benessere individuale e sociale, ne consegue che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua progettazione comportino diritti e responsabilità per ognuno di noi; per questo motivo è necessario cominciare a parlare di diritto al paesaggio.

Il paesaggio configura la forma del paese, creata dall’azione consapevole e continuativa delle genti che vi sono insediate (sia in modo intensivo che estensivo, all’interno delle città o nelle campagne), che agisce sul suolo lasciandovi le tracce della sua cultura.

Il paesaggio configura la forma del paese, creata dall’azione consapevole e continuativa delle genti che vi sono insediate (sia in modo intensivo che estensivo, all’interno delle città o nelle campagne), che agisce sul suolo lasciandovi le tracce della sua cultura.Il senso di “paesaggio” non equivale più al concetto di “bellezze naturali”, considerato che una tale corrispondenza restringerebbe

l’ambito di intervento della tutela alle sole aree di pregio paesaggistico, intese giuridicamente come oggetto di interesse storico, interesse artistico, interesse pubblico, limitandone così la possibilità di intervento.

Potrà sembrare strano, ma il concetto di paesaggio nella cultura occidentale non è sempre esistito, anzi esso è piuttosto moderno.

Questo concetto si è evoluto, man mano che cresceva il senso che si attribuiva alla natura.

Esistono moltissime definizioni di cosa si intenda per paesaggio; io la considero una condizione filosofica e voglio illustrarvi l’opinione di Augustin Berque (filosofo orientalista francese, marocchino di nascita) e che condivido in parte. Berque affermò che l’esistenza di civiltà paesaggistiche sia legata alla nascita di una concezione di paesaggio. Berque illustra la relazione tra persona ed ecumene, tra umanità e spazio terrestre, affermando che l’alienante modernità ha distaccato il soggetto dal suo “milieu”, separando il nostro «mondo eco-tecno-simbolico» dalla base che gli dà sostanza, cioè la Terra. In questo periodo di liberismo irresponsabile, le sue parole assumono un significato ancora più alto.

Ma in che termini una civiltà può essere considerata paesaggistica? Secondo Berque devono essere verificati i seguenti criteri, sono solo quattro, ma concentrano il succo della questione:

A queste aggiungerei in alternativa alle rappresentazioni pittoriche, le riprese fotografiche; e, in alternativa ai giardini, aggiungerei l’esistenza di spazi collettivi, anche privi di elementi botanici.

In base a queste considerazioni la prima società paesaggistica mondiale fu la Cina. Il mondo occidentale difatti almeno fino al 1500 non possedeva al contempo questi pochi elementi.

Spesso si confonde il paesaggio con l’ambiente naturale, ma è assai improbabile l’esistenza di un paesaggio totalmente naturale, al di fuori del puro deserto.

In tutte le altre tipologie di paesaggio vi è una compartecipazione tra uomo e forze della natura

Perché mi metto a disquisire sul Paesaggio in un periodo drammatico, anzi tragico, come quello che stiamo vivendo?

Il Paesaggio non è innato, dentro l’anima di ogni persona (guarda Trump); il pensiero paesaggistico è frutto di una adeguata educazione culturale. Da ex insegnante che per alcuni decenni ha avuto a che fare con adolescenti, mi son reso conto che l’istruzione delle persone che stanno per diventare adulte, poteva anche comprimere il nozionismo (ho sempre contrastato le prove INVALSI), a tutto vantaggio della comprensione dei concetti.

La vera Scuola passa attraverso l’educazione al rispetto: rispetto verso i diversi, verso gli umili, verso gli animali prescindendo dalla loro simpatia o bellezza, verso le cose, verso l’ambiente. Una volta stabilita una connessione di reciproca fiducia con la classe, riuscivo a ottenere una migliore partecipazione nelle attività specifiche delle discipline che insegnavo, ottenendo i risultati formativi che, di anno in anno, mi prefiggevo.

Il mio impegno non è andato sprecato: oggi, se incontro uno dei miei ex allievi, oggi adulti e consapevoli, ne ricevo manifestazioni di stima per i valori che ho instillato in loro e di cui oggi hanno una percezione matura.


Nelle prossime puntate vedremo che non esiste un solo genere di paesaggio, perché anche il paesaggio è uno strumento di comunicazione e, come tale, può trasmettere agli umani il senso della cultura di un popolo, di un’etnia, di una nazione. Il Paesaggio è un rapporto, un equilibrio tra diversi e contrastanti fattori, non tutti controllabili artificialmente.

[Immagine di copertina: Foto di zebby_ da Pixabay]

Giorgio Saba

Giorgio Saba, nato a Cagliari. Laureato in Architettura a Firenze, svolge attività di libera professione. Nel 1983 frequenta un anno del Corso di Perfezionamento in Archeologia e Storia della Sardegna (docenti, Giovanni Lilliu e Enrico Atzeni).
Dal 1984 al 2017 è docente nella Scuola pubblica (negli ultimi 30 anni insegna Architettura al Liceo).
Dal 2012 al 2017 è Presidente dell´Ordine Architetti, P.P. e C. di Cagliari e ottiene l´attivazione degli Esami abilitanti la professione di Architetto. Membro dell´Osservatorio Città Metropolitane del CNAPPC. Coordinatore di URBANPRO Cagliari (Ordine Architetti, CCIAA, Confcommercio, ANCE). È stato relatore e coordinatore in oltre quaranta convegni su temi di Architettura, Paesaggio, Archeologia, Teoria del Colore, Linguaggi semiotici.
Nel 2016 pubblica il libro Scusi dov´è l´Ade? (la prima edizione va esaurita in otto mesi). Nel 2024 è uscito Sardegna: dimora antica degli dei… e di altri condomini. Per Polis ha già curato la serie, in otto puntate, Gli dèi greci erano davvero greci?

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