Il paesaggio: una filosofia- 4) Paesaggio e cinematografia
Uno spazio di riflessione che intreccia cultura, educazione e sguardo sul mondo, invitando a ripensare il modo in cui abitiamo e comprendiamo il paesaggio che ci circonda.
A cura di Giorgio Saba
Quarta puntata
IL PAESAGGIO: UNA FILOSOFIA
PRESENTAZIONE
In un tempo segnato da tensioni e crisi profonde, Giorgio Saba propone su Polis la rubrica Il paesaggio: una filosofia, riflettendo sul significato del paesaggio e sul modo in cui lo osserviamo. Per l’autore, il paesaggio non è qualcosa di innato, ma uno sguardo che si costruisce attraverso cultura, educazione e consapevolezza. Con l’esperienza di una lunga carriera nell’insegnamento, Saba sottolinea il valore di una scuola capace di formare pensiero critico eUno spazio di riflessione che intreccia cultura, educazione e sguardo sul mondo, invitando a ripensare il modo in cui abitiamo e comprendiamo il paesaggio che ci circonda.
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Paesaggio e cinematografia
Nella puntata di oggi, introdurrò una novità.
Nella puntata di oggi, introdurrò una novità.
Per poterla apprezzare a pieno sarebbe meglio collegare il PC a un amplificatore e a un maxi schermo; fatto? ora possiamo iniziare:

(Il discorso iniziale potrà sembrare complicato, ma con gli esempi che seguiranno, vedrete, tutto si semplificherà)

Tutta questa premessa per presentarvi il rapporto tra un famoso film, la grande musica e la recitazione cinematografica; il tutto descrivendo un film, un vero capolavoro del regista Werner Herzog; uno dei lavori che più mi sono piaciuti nella mia lunga vita. Qui il metalinguaggio è il Film, il linguaggio oggetto è il Paesaggio.


La trama è un Progetto paesaggistico virtuale:
Fitzcarraldo vuole creare un passaggio nella collina tra il Pachitea e l’Ucayali, due affluenti del Rio delle Amazzoni, per poter trasportare e commercializzare il caucciù ricavato da una zona impervia del Perù; con tali proventi si potrebbe coronare il suo sogno visionario di costruire un teatro d’opera a Iquitos, nella giungla amazzonica e invitare per il concerto inaugurale il celebre tenore Enrico Caruso.
Questa vicenda attraversa tre diversi progetti paesaggistici. Il primo è virtuale: consiste nelle modifiche al territorio della foresta amazzonica per assecondare il sogno visionario del protagonista.
Il secondo è reale e comporta un intervento di disboscamento di un tratto di vera giungla amazzonica, per il traino di una vera nave su una vera collina, così come previsto nella simulazione del racconto filmico.
Il terzo è un progetto reale, ma storico e riguarda un fatto, realmente accaduto nel 1896, nel medesimo sito del film, e che ne ha ispirato la trama.
L’intervento sul paesaggio amazzonico fu effettuato da un certo Fitzgerald, un piccolo industriale trasferitosi in Perù.
Anche all’epoca, l’intervento sul paesaggio servì per consentire il passaggio di una nave da un fiume all’altro.

In questa foto del 1896, il vero signor Fitzgerald, il cui nome, troppo difficile da pronunciare da parte dei nativi, venne trasformato dagli stessi in Fitzcarraldo, così come il protagonista del film.
Ma quello che ha catturato il mio interesse è la complicata modalità di utilizzo dei linguaggi che, nel capolavoro cinematografico di Herzog, vengono sovrapposti secondo diversi ordini e gradi.


Nella terza fase si utilizza in modo improprio un disco di caruso, per ammansire gli indios Jivaros, tagliatori di teste della foresta.
(Alterando la regola linguistica che vuole il destinatario, in possesso del mezzo per decodificare il messaggio).
Il risultato è una sovrapposizione di linguaggi
- il paesaggio della foresta pluviale, utilizzato da Herzog per ambientare il film;
- le suggestioni musicali che inondano di note la sala cinematografica;
- il linguaggio filmico con la tensione della ipotizzata presenza di tagliatori di teste, celati tra la vegetazione delle sponde del fiume (paesaggi invisibili), ma dei quali si conosce l’esistenza, rivelata soltanto dal suono dei tamburi.

Poco importa il fatto che gli indios ovviamente non saprebbero apprezzare le note di un melodramma di Verdi o di Bellini, non avendone la cultura specifica; inoltre il rumore dei tamburi, suonati dai Jivaros, coprirebbe le note emesse dal grammofono a tromba.
Quello che conta nel film è l’effetto scenico surreale che si ottiene.
Non è l’unica licenza poetica che Herzog si concede;
partiamo dal protagonista: questi sembrerebbe il signor Fitzcaraldo, ma Herzog opera una traslazione ed i veri protagonisti diventano: 1) la follia di un progetto paesaggistico-musicale nella superba bellezza della foresta amazzonica; 2) la voce di Caruso, sublimata al ruolo di entità quasi divina.
Altra traslazione: i brani di musica lirica non costituiscono la colonna sonora del film, bensì una componente essenziale del racconto cinematografico, dalla complicata trama multilinguistica.
(la vera colonna sonora venne composta e suonata dai Popol Vuh, un gruppo tedesco che univa il Progressive alla Kosmische).
La trama ha uno sviluppo imprevisto, quando i tagliatori di teste si rendono visibili e addirittura si prestano a collaborare alla riuscita dell’impresa…
…aiutando Fitzcarraldo a creare il passaggio nella giungla che permetterà di trasportare la nave dal fiume Pachitea all’Ucayali.


Le vere intenzioni degli indios si manifesteranno solo dopo l’arrivo sullo Ucayali, quando, durante la notte, con i componenti dell’equipaggio addormentati, la nave viene disormeggiata e lasciata andare nelle mortali rapide del Pongo Das Mortes, per offrirla in sacrificio agli spiriti maligni.
Contro ogni previsione la nave, pur danneggiata, si salva dal naufragio e fa ritorno a Iquitos, dove viene riacquistata dal precedente armatore.
Fallito il progetto della costruzione del teatro, Fitzcarraldo, con i proventi della vendita, ingaggia Caruso per un melodramma, messo in scena sopra la nave medesima, coronando, almeno in parte il suo folle sogno.
(fine del film, ma il mio racconto prosegue).
Sotto il profilo etico, il regista sarebbe da condannare per la distruzione di quel tratto di foresta amazzonica, ma oltre al disboscamento, la collina in cui si svolsero le scene, venne sbancata con un ribassamento di ben dieci metri.
Ci si consola pensando che la foresta forse ricrescerà, ma…
…ma le attrezzature e le due navi utilizzate per le riprese, vennero abbandonate in quel territorio. ecco come appaiono oggi dopo decenni dalla fine delle riprese.

Ma tornando indietro nel tempo, al 1896, ecco…


Manca solo l’ultimo spezzone del film, quello che chiude il racconto.
In queste quattro puntate sul Paesaggio abbiamo visto varie tipologie, varie definizioni e varie qualità di ciò che si ottiene da un intervento paesaggistico, ma c’è ancora un aspetto che non abbiamo toccato, quello più avanguardistico.
Si tratta della Land Art, una forma d’arte contemporanea nata in America, alla fine degli anni ’60; l’artista opera direttamente su un vasto territorio naturale, come un deserto, un lago salato, una prateria, il mare; sono interventi talvolta effimeri, poiché le intemperie tendono a farli scomparire, ma ne rimane la documentazione filmica o fotografica. Vi propongo due esempi di un artista agronomo sardo, Antonino Pirellas, co-autore con Mauro Ballero di ‘’Giardini e Parchi Storici della Sardegna’’ (Edizioni Ilisso 2024), e referente dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia.
La foto in alto riporta un intervento sulle cime calve del Monte Spada, dove neanche gli alberi riescono a crescere.
***
Con questa quarta puntata, concludo le mie divagazioni sul senso del Paesaggio. Alcune opinioni fanno parte della letteratura paesaggistica, altre sono mie personali interpretazioni, ma d’altronde, se andate a cercare una definizione univoca di paesaggio, ne troverete decine, forse più, non concordi tra loro.
Non resta che salutarvi.
Giorgio Saba
Giorgio Saba, nato a Cagliari. Laureato in Architettura a Firenze, svolge attività di libera professione. Nel 1983 frequenta un anno del Corso di Perfezionamento in Archeologia e Storia della Sardegna (docenti, Giovanni Lilliu e Enrico Atzeni).
Dal 1984 al 2017 è docente nella Scuola pubblica (negli ultimi 30 anni insegna Architettura al Liceo).
Dal 2012 al 2017 è Presidente dell´Ordine Architetti, P.P. e C. di Cagliari e ottiene l´attivazione degli Esami abilitanti la professione di Architetto. Membro dell´Osservatorio Città Metropolitane del CNAPPC. Coordinatore di URBANPRO Cagliari (Ordine Architetti, CCIAA, Confcommercio, ANCE). È stato relatore e coordinatore in oltre quaranta convegni su temi di Architettura, Paesaggio, Archeologia, Teoria del Colore, Linguaggi semiotici.
Nel 2016 pubblica il libro Scusi dov´è l´Ade? (la prima edizione va esaurita in otto mesi). Nel 2024 è uscito Sardegna: dimora antica degli dei… e di altri condomini. Per Polis ha già curato la serie, in otto puntate, Gli dèi greci erano davvero greci?












