Gio. Mag 28th, 2026

SAREBBE BASTATA UNA FIRMA A POR FINE ALLE SOFFERENZE! UNA CHIACCHIERATA CON MARIO AVAGLIANO

Le vicende della seconda guerra mondiale sono state, negli anni, ampiamente studiate ed approfondite ( il Fascismo, il Nazismo, la Shoah, la Resistenza). Tutti questi aspetti sono noti, almeno nei loro tratti principali, a tutti gli Italiani, anche grazie all’ampia trattazione che la cultura e la filmografia hanno prodotto negli anni. Questo non vale per quanto riguarda il destino che colpì i 710000 circa militari italiani, sorpresi dall’improvvisa ed inaspettata notizia dell’Armistizio dell’Italia l’8 settembre 1943 e poi deportati nei lager nazisti. Tale vicenda, non solo è stata, per lungo tempo, affatto trattata ed analizzata dagli storici e dalla politica ma, ancora oggi, è pressoché sconosciuta alla stragrande maggioranza degli Italiani. Nel volume, appena uscito per i tipi del Mulino ‘I militari italiani nei lager nazisti. Una resistenza senz’armi 1943-1945 ’ Mario Avagliano e Marco Palmieri conducono una ricerca ‘documentaristica’ sugli IMI (Internati Militari Italiani), un acronimo sprezzante e privo di senso. Come dovette essere, appunto, la vita da internati nei campi di prigionia tedeschi e/o russi.

La qualifica di IMI è l’equivalente di ‘dimenticati’, non furono prigionieri di guerra, non furono tutelati dalla ‘Convenzione di Ginevra’ e, dopo la fine della guerra, furono cancellati, con un colpo di spugna, dal Governo italiano che volle, forse con troppa fretta, liquidare i disastrosi lasciti dalla guerra fascista e fratricida.

Mario Avagliano e Marco Palmieri  hanno sondato documenti inediti con la pignoleria e l’arguzia degli storici più avveduti e ci regalano un inedito spaccato di  vita ‘quotidiana’ di questi uomini durante la dura prigionia nei campi. Durante la lunga intervista, che Mario Avagliano mi ha concesso, abbiamo discusso di storia e di storiografia. Ad Avagliano bisogna riconoscere rigore, precisione  e buona tenuta della lezione della scuola storica francese che ci insegnò che la storia si fa, prima di tutto, con i documenti scritti. Il libro di Avagliano è stato occasione di ‘memoria’ viva anche per chi scrive, tra una domanda e l’altra e l’altra sono affiorati miei ricordi di racconti di guerra dei fratelli più grandi di mia madre che subirono l’oltraggio della prigionia nei campi tedeschi e, successivamente russi.

I soldati italiani vessati dalla prigionia in Germania, tormentati dalla fame, dai pidocchi e dalla scabbia potevano essere preda ambita e facile per la Repubblica di Salò, molti risposero all’appello ed optarono per la collaborazione con i fascisti. Tuttavia moltissimi, la stragrande maggioranza in realtà, rifiutarono l’invito e preferirono la ‘fame nera’ e gli stenti all’offerta di Mussolini.  Così attesero la fine della guerra nelle inutili, fredde e steppose praterie del nord Europa. Alla fine della guerra il Governo italiano non riconobbe loro il valore di ‘resistenti’ e le loro storie sarebbero finite nel dimenticatoio se Avagliano e Palmieri non ne avessero tratto dei libri (il secondo uscito in libreria da poco, appunto). Eppure tra gli internati vi erano genitori di personaggi famosi, come l’ufficiale Ferruccio Guccini, catturato in Grecia, padre del cantautore Francesco; Carmelo Carrisi, padre del cantante Al Bano; Giuseppe Di Pietro, padre del magistrato ed ex ministro Antonio; Giovanni Carlo Rossi, padre di Vasco.

La qualità del libro sta nel rendere discorsivo questo segmento di storia italiana, e nel restituire al lettore, attraverso i diari segreti degli IMI, i loro sentimenti e le loro sensazioni. A conclusione della chiacchierata abbiamo chiesto ad Avagliano, come facciamo sempre, cosa bolle in pentola. La pentola dello storico, come si sa, è sempre sotto pressione e il nostro autore si è lasciato sfuggire una mezza frase sulla storia dell’emigrazione italiana di fine ‘800. Un nuovo progetto si profila all’orizzonte…

Ci piace concludere quest’intervista con le parole di un illustre maestro e storico della nostra Università, Augusto Placanica:

…Accanto alla lucente memoria di imperi illustri, alle risonanti testimonianze dei vincitori, c’è pure una corposa realtà […], che si offre nella silente maestà del suo passato così umile, ma pur così sofferto e degno

In questo caso la ‘povera e negletta’ storia degli IMI.

Maria Rosaria Anna Onorato

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