Mer. Giu 24th, 2026

Il colore è un linguaggio –7: Rosa

Caratteristiche e luoghi comuni sui colori principali in Sardegna e altrove.
A cura di Giorgio Saba
Settima puntata: Il rosa

Lo studio del colore interessa più discipline, tutte strettamente legate ad applicazioni concrete nella vita quotidiana di ognuno di noi, al rapporto tra le persone e alla comunicazione. Interessa la fisica, ma specialmente l’ottica per tutto ciò che avviene all’esterno del sistema visivo. La fisiologia, per quanto riguarda il funzionamento dell’occhio e la generazione, elaborazione, codifica e trasmissione dei segnali nervosi dalla retina al cervello. La psicologia, riguardo all’interpretazione dei segnali nervosi e alla percezione del colore. La psicofisica che studia la relazione tra lo stimolo e la risposta del sistema visivo (la colorimetria è una branca della psicofisica)


E arriviamo alla settima puntata di questa rassegna sul linguaggio, i significati dei colori in Sardegna e negli altri “continenti”.

Oggi parliamo di un colore assai controverso:

È un fitonimo, cioè come nel caso di altri colori il suo nome potrebbe derivare da quello di un fiore

Il nome mantiene la sua forma anche in tedesco, in spagnolo, solo in francese varia di poco diventando rose; in effetti sono tutte lingue neolatine e chi ha studiato latino ricorderà la sua prima declinazione: rosa-rosae.

Simbolo di femminilità e gioventù.

Indicherebbe debolezza e ingenuità (ma non lasciamoci ingannare)

Agisce in maniera spiccata sul sistema nervoso rilassandolo e migliorando la vista.

Usato da molti grafici pubblicitari per la sua capacità di incrementare la persuasione; ti mostri debole per abbattere le altrui barriere; o forse si potrebbe dire “captatio benevolentiae”.

Andiamo subito alla “limba sarda” e vediamone le varie denominazioni

preleviamo alcune informazioni dagli scritti di Salvatore Dedola e di Massimo Pittau:

  • genia de linna ispinosa agiummai che a s’orruo (est una calidade), a tupighedha, chi si prantat e faet unu frore (a upighedhu cun fògias meda impare cracas, istrintas) pretziau meda po sa bisura e po su fragu;
  • calidade de àxina (triga, rosa);
  • su granu de su moriscu crepau orrostindho; in cobertantza;
  • po delicadesa, si narat de una giovonedha bella, galana, de sa fémina istimada;
  • nau de colore, chi est orrúbiu craru;
  • si ponet coment’e paragone de bellesa e meda a númene de fémina:

Questo fitonimo genera in Sardegna i cognomi

i linguisti indogermanisti lo farebbero derivare dal greco ρόδον, cosa poco probabile, essendoci una -d- troppo lontana dalla -s- originaria.

Invece nel sardo (e latino) rosa deriverebbe dall’accadico rusû(m) (un tipo particolare d’incantesimo); composto da ru ‘architettura’ e da sa ‘legame’, col significato di ‘legame, rete, trama per legare’.

Insomma, il nome o cognome Rosa indicherebbe poeticamente legare a se una persona amata.
In Sardegna è anche il nome dei pani rituali, per la loro valenza sacrale.

A Tresnuraghes si confeziona un pane detto Rosa de crebu: un pane semiduro lucido, di semola scelta, usato nelle feste e nelle grandi occasioni; gli si dà forma di cometa, con sovrapposti due fiori a sei petali.

Questo pane ebbe sin dall’inizio un valore beneaugurante, ed era confezionato per le spose o per le puerpere, come gesto sacrale di buon augurio.

***

Nell’arredamento e nel design va usato con attenzione, per non scadere nell’ovvietà

Talvolta assume un carattere provocatorio, accentuando la valenza di una forma inusuale, come nella lampada “BOURGIE” progettata da Ferruccio Laviani, abbinando stilemi barocchi a materiali e tecnologie nettamente moderni.

Nell’arredare una camera da letto può essere combinato col violetto per non creare l’effetto bomboniera

Mentre in un bagno suggerisce l’idea del profumo di fragole o di zucchero filato

Nella FIAT500 allestimento “Barbie” l’improbabile effetto provocatorio è azzerato dalla presenza di numerosi “strass”; non so se nell’idea del suo designer si ambisse ai successi di vendita della famosissima bambola, ma in

circolazione ho visto ben pochi esemplari, così azzardatamente decorati.

NON C’è ROSA senza spine – dietro ogni aspetto positivo c’è una contropartita.

ROMANZI ROSA – categoria editoriale di storie a lieto fine.

COGLI LA ROSA e lascia star le spine – puoi apprezzare il buono se riesci a isolarlo dal dolore / ignora ciò che non serve.

BALLETTI ROSA – allocuzione verbale che nasconde una pratica sessuale improntata alla pedofilia. Il nome della ROSA – notissimo romanzo di Umberto Eco, da cui è tratto il film omonimo, dal successo planetario. Il racconto ruota su un accurato resoconto storico sull’integralismo religioso medievale, tra Santa Inquisizione

e Censura di importanti testi antichi che venivano scartati e distrutti per ordine degli abati, capi delle abbazie. Il perché del nome rosa nel titolo lo spiega lo stesso autore in una postilla: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”,  “la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi”.

Vestitini ROSA – anche se oggi è fortemente osteggiato, è ancora in uso adottare l’abbigliamento di colore rosa per le bambine (il celeste è invece riservato ai maschietti).

Nell’abbigliamento maschile degli adulti è caduto il tabù di considerare poco virile un uomo che indossa il rosa. In altri anni era considerato un colore riservato agli omosessuali, almeno da quelli che non avevano remore a manifestarsi.

Oggi sono numerosissimi coloro che giustamente considerano insulsa tale usanza e gli uomini che indossano il rosa mostrano una certa sicurezza di sé.

MAGLIA ROSA – La maglia rosa è la maglia che viene indossata, in varie corse ciclistiche italiane su strada, dal leader di classifica.

Il grande ciclista italiano Felice Gimondi indossò spesso la maglia rosa al Giro d’Italia, qui sotto in una foto del 1967.

La corsa ciclistica più nota è quella del Giro d’Italia (al pari del “Tour de France”). L’uso della maglia rosa fu introdotto dal giornalista sportivo della “Gazzetta dello Sport” Armando Cougnet, che fu anche l’organizzatore del primo Giro; da allora, essa viene indossata dal leader della classifica generale, così come avviene nella versione femminile, il Giro d’Italia Donne, e in quella per ciclisti di età inferiore a 23 anni, il Giro d’Italia Giovani Under 23. La scelta del rosa fu adottata per dare lustro al giornale “La Gazzetta dello Sport”, stampato su carta di quel colore.

FENICOTTERI ROSA – Il sistema degli stagni di Cagliari è una vera oasi naturale dentro la città. Ormai da diversi anni offre lo spettacolo della nidificazione dei fenicotteri. Quest’anno le coppie nidificanti sono 4000. I fenicotteri rosa hanno iniziato a nidificare stabilmente a Cagliari, nel Parco di Molentargius, nel 1993, unico esempio al mondo in mezzo a un’area edificata.

Riguardo al nome, non vi è alcuna evidenza che i fenicotteri sardi e italiani provenissero dalla Fenicia, semmai dalla Camargue francese (ma non ditelo ai feniciomani, se non volete guastare i loro sogni).

ROSATA o ROSETTA – La rosata è la figura geometrica, solitamente circolare, formata dall’insieme dei pallini che colpiscono un bersaglio a una determinata distanza. Il nome però non deriva dal colore, bensì dal fiore. Senza dimenticare la bellissima spiaggia rosa di Budelli

Il rosa viene spesso usato dal grande architetto messicano Luis Barragan, talvolta con accostamenti vertiginosi ad altri colori

Per il gusto occidentale certi edifici cinesi, come quello della foto in basso, appaiono difficili da digerire, ma, come si dice spesso “donne e buoi dei paesi tuoi” che non vale solo per il matrimonio.

In India, invece, nella città di Jaipur (la Città rosa) si trova questo spettacolare edificio rosa, dall’aspetto simile a un merletto chiamato “Palazzo dei venti” (in lingua indù Hawa Mahal), perché le sue innumerevoli forature vengono attraversate dall’aria, con effetto di raffrescamento.

Come nelle puntate precedenti, ci sarebbe ancora tanto da dire, ma per oggi accontentiamoci della presente trattazione e diamoci appuntamento alla prossima settimana per curiosare su un altro colore.

Giorgo Saba

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