Lun. Mag 17th, 2021

Grand Tour, paesaggi e sapori d’Europa. Villa duchessa di Galliera, una dimora europea

Se è vero che maggio è il mese in cui sbocciano le rose, questo è il mese giusto per far “sbocciare”, grazie alla proposta fatta al sottoscritto da Polis SA Magazine, una nuova rubrica dedicata al paesaggio.  Il Paesaggio, con la “P” maiuscola, in tutte le sue declinazioni: verde urbano, parchi storici, paesaggi agrari. Di questo si occuperà questa pagina all’interno del Magazine, in un momento in cui, mai come negli ultimi decenni, il paesaggio, l’ambiente, le produzioni agrarie hanno assunto un’importanza fondamentale a causa dell’emergenza Covid19. Ci siamo accorti, oggi, quanto gli spazi aperti, il verde e la campagna siano fondamentali nel nostro vivere quotidiano, costretti, come siamo stati, a rimanere chiusi a casa per due splendidi mesi primaverili. La rubrica nasce a partire da questa riflessione.

Sperando in un futuro in cui uscire e passeggiare saranno di nuovo pratiche da poter condurre in tutta libertà, ci si pone la questione di come leggere il paesaggio italiano e non solo, per viverlo, rispettarlo, amarlo. Perché abbiamo imparato che, come tutto ciò da cui siamo allontanati a forza, di questo nostro paesaggio ne sentiamo la mancanza e ne abbiamo bisogno. Questo paesaggio che per due mesi ci è stato “tolto”. Le cose che si amano si vogliono conoscere a fondo. E questa potrebbe essere un’occasione per conoscere meglio paesaggi che potranno essere esplorati. Attraverseremo monumenti verdi, storie, fatiche, capiremo meglio alcune professioni legate al verde.

Per iniziare vorrei raccontarvi di un luogo, quello in cui ho la fortuna di essere il Direttore Scientifico: villa Duchessa di Galliera a Genova Voltri. Doveva essere un semplice e singolo articolo. Invece ne è nata la proposta di una rubrica.

Buona lettura. E buon paesaggio.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA A VOLTRI
UNA DIMORA EUROPEA

Appena si entra nel giardino si percepisce perché questa villa fu definita principesca dai visitatori dell’800. Una grande scenografia barocca che è sontuosa senza intimidire, ciclopica senza perdere eleganza e raffinatezza. Il Giardino all’Italiana e il Palazzo fanno da grande palcoscenico a questo teatro di inizio settecento dove si fondono natura e artificio. Villa Brignole Sale a Voltri, detta comunemente Villa Duchessa di Galliera, è questo: un intrico di viali che attraversano più di trenta ettari tra giardini, boschi e radure e che attraversa, per così dire, non solo la storia locale ma anche quella europea.

Comprendere la complessità di questo enorme monumento non è stato facile. Ci sono voluti più di quindici anni di ricerche e di lavoro con le mani sporche di terra e del verde lasciato sulle mani dalle erbacce che spesso, estirpate, hanno svelato segreti inaspettati di marmo e roccia.

Villa Duchessa di Galliera è un compendio in cui è possibile rintracciare, stratificati e riconoscibili, i periodi storici e le “firme” dei committenti e degli architetti; un giardino formale, un bosco romantico, un bosco vittoriano, rovine medievali originali e antichi conventi.

Per il visitatore accedere in questo parco vuol immergersi indietro nel tempo, totalmente isolati dal contesto di città che pure è a pochi passi dal cancello. Il Giardino all’Italiana ha ritrovato le mosaicolture vittoriane, nel ninfeo settecentesco sono stati riattivati gli zampilli originali e le decorazioni rocciose dello scalone.

Si sale e, pian piano si scorge la riviera, sino al punto più alto, il Belvedere, dopo avere attraversato le terrazze con i chinotti di Savona che, in determinati periodi, emanano il loro dolce profumo d’agrume.

Il Belvedere è un capolavoro di ingegneria legata all’architettura del paesaggio, con un imponente complesso di grotte e cascate su più livelli che incorniciano il Castello neoromanico ai piedi del quale ha ritrovato posto una collezione di quaranta varietà di azalea. Oltre la sorgente delle cascate, si entra nel cuore del parco, con la tenuta agraria recuperata nell’ultimo anno e che è tornata produttiva come ai tempi dei Brignole Sale. Un uliveto risalente al XVII secolo circonda rovine trecentesche e campi coltivati, precedendo i recinti delle caprette tibetane e dei daini, vera attrattiva del complesso per i più piccoli e le famiglie.

In alto si scorge il Santuario delle Grazie, piccolo gioiello dagli interni neogotici, ultima dimora dei Brignole Sale e convento custodito attualmente dalle Sorelle Clarisse Itineranti.

Non è tutto oro. I lavori da eseguire sono ancora molti. In primis il recupero della Valletta del Leone, vero e proprio percorso esoterico progettato da Carlo Barabino per il marchese Antonio nel 1814, in cui la lettura delle singole scene condurrebbe il visitatore attento all’elevazione spirituale solo dopo aver attraversato un percorso ispirato chiaramente alla Divina Commedia di Dante.

L’attenzione dei media verso questo parco, negli ultimi anni, è cresciuta in maniera esponenziale. Solo nell’ultimo mese, la villa di Voltri è stata scelta dal Centro Europe Direct per un documentario e una conferenza sul tema della gestione dei beni culturali in occasione del Europe Day 2020. L’anno prima, nonostante la chiusura forzata dovuta agli enormi danni provocati da una tempesta di vento, la RAI aveva eseguito ben tre servizi in pochi mesi ammirati per la forza con cui i volontari, istituzioni e cittadini avevano reagito per riuscire a riaprire il complesso al pubblico in pochi mesi. Quella forza dimostrata dalla sinergia tra le associazioni Sistema Paesaggio e Amici della Villa Duchessa di Galliera che avevano tentato di coinvolgere la popolazione e avevano avuto come risposta la partecipazione di ben cento scout e dell’Istituto Agrario Marsano con uno stage biennale grazie al quale si è data continuità al recupero della collezione delle azalee a alla riattivazione degli orti storici del parco. Mentre il Comune di Genova e ASTer si occupavano dei lavori più complessi, intere aree venivano nuovamente rese accessibili dai volontari, da studenti e da ragazzi, grazie al supporto economico di una raccolta fondi a cui hanno aderito numerose associazioni del territorio e privati cittadini.

Il progetto di recupero va avanti con la realizzazione delle decorazioni floreali ottocentesche nel giardino all’Italiana, ritrovando definitivamente il disegno voluto dalla Duchessa di Galliera nel 1880.

Oggi il parco si trova davanti ad una nuova sfida, dopo due mesi di chiusura forzata dovuta all’emergenza Covid19. Tre professionisti autorizzati facenti parte delle associazioni del parco hanno continuato, per quanto possibile, la manutenzione delle aree paesaggisticamente più delicate e hanno portato avanti i lavori di recupero degli orti cominciato con i ragazzi del Marsano.

 Questi hanno dato una mano in una sorta di didattica a distanza fatta di semine nel proprio giardino che serviranno nel prossimo futuro e fatta di consigli e approfondimenti, pur non potendo più partecipare fisicamente allo stage.

La forza di questo parco e della squadra che compone la rete temporanea di imprese “Villa Galliera” sta appunto in questo, riuscire a fare rete e fare squadra con diversi soggetti grazie ai quali, negli ultimi due anni, si sono ottenuti risultati altrimenti impensabili. Un recupero a cui hanno contribuito tanti ragazzi: quelle generazioni future a cui dovremo consegnare questo parco restaurato, rispettato e “spiegato” a tutti, per far comprendere che Villa Duchessa di Galliera non è un giardinetto pubblico, ma una vera e propria reggia europea patrimonio di tutti, in cui tutti potranno accedere, avendo però quel rispetto che si deve avere per un vero e proprio monumento architettonico e paesaggistico di “rinomanza europea”. 

Matteo Frulio

Parco Storico Villa Duchessa di Galliera

Vico Nicolò da Corte 2, Genova Voltri, tel. 3477276837

4 thoughts on “Grand Tour, paesaggi e sapori d’Europa. Villa duchessa di Galliera, una dimora europea

  1. Bravo Frulio. Forse varrebbe la pena di ricordare che il Santuario delle Grazie potrebbe essere sulla base di alcuni ritrovamenti, la più antica chiesa documentata del genovesato, risalente (se non ricordo male) al quinto secolo dopo Cristo.

  2. Un bel lavoro collettivo, fatto di grandi sacrifici che alla fine danno grandi soddisfazioni a tutti , sopratutto è da sottolineare il lavoro fatto dai giovani che un segnale positivo per il futuro della Villa Complimenti anche per l’articolo esaustivo.

  3. Desidero esprimere la mia stima al Direttore e a tutti coloro che hanno partecipato per far risplendere” la villa” come viene chiamata dai Voltresi
    Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *