Mar. Mag 18th, 2021
io e lei

Io, lei, Il Covid e il Natale: riflessioni di un sintomatico

Passare dal, “non a me, perché sto attento” al “perché a me?!” è un attimo e ti cambia la vita.

Ho pensato a queste righe quando non ero in di grado di scrivere, nelle mattine che venivano dopo le notti di tremiti causati dalla febbre alta e dai cattivi pensieri dovuti allo stato di mia moglie, anche lei colpita dal Covid ma in ospedale, terapia sub intensiva, attaccata a una macchina che respirava per lei.  Sapete lei è una di quelle operatrici sanitarie che qualcuno chiamava eroi, nella prima ondata, e che ora invece molti, troppi, accusano di non so quale misfatto, sino ad imbrattare i muri dove erano stati dipinti murales in loro onore.

Questo Virus fa anche questo, ti fa pensare, perché ti lascia solo con le tue paure e le debolezze e il crollare di tutte le tue certezze. Sei solo con gli occhi puntati sul quel maledetto termometro che non ne vuole sapere di scendere, al saturometro che non ne vuole sapere di salire…anche se ti dice che va ancora bene, che con quei valori puoi stare a casa senza ad andare ulteriormente ad appesantire il lavoro dei colleghi di tua moglie, che devi lasciare spazio a quelli che invece qui valori li hanno visti scendere sino a non poter respirare senza aiuto…e hai paura, mentre pensi “perché a me, perché a noi?!”

Ti fa pensare mentre ascolti l’unica voce che ti tiene compagnia, il televisore, salti da un canale all’altro, ma sembra di ascoltare sempre lo stesso, è un continuo bollettino di guerra, dati che ognuno legge a modo suo, gente che non vuol “chiudere”, altri che non vogliono chiudersi, in nome di una ribellione senza senso, perché non ha senso ribellarsi a qualcosa che non sai cosa è . Si parla di DAD, di locali che temono di non riaprire più. Di dittatura sanitaria, di violazione di diritti costituzionali, come se tutto non dipendesse dal fatto che siamo in piena Pandemia Mondiale, poi che errori siano stati commessi…è un’altra storia.  C’è anche il solito teatrino della politica, tutti contro tutti, regioni contro governo centrale, destra contro sinistra, sinistra contro se stessa…il serpente che si morde la coda.

E in mezzo a tutto questo, telecamere che entrano nelle terapie intensive per convincere i negazionisti, auto che seguono ambulanze perché convinti che queste girano a vuoto con le sirene per terrorizzare la gente. Mentre si teorizza se quei numeri dei morti giornalieri che, ci vengono sbattuti in faccia ogni sera, siano “con Covid” o “per Covid”, ci si dimentica la sola cosa imporatnte: “erano essere umani”.
 

Ho provato sulla mia pelle cosa significa salutare una persona che verrà ricoverata per Covid, una delle poche cose che non sono capace a descrivere a parole. Per fortuna lei ora sta meglio, le dovranno rinsegnare lentamente a respirare da sola, dovrà tenere ancora un po la “mascherona” e stare in un letto di ospedale, e, anche se non troppo presto, ritornerà ad essere dall’altra parte, nel ruolo di quelli che gli altri li assistono. Avrà ancora la tuta, i guanti, le due mascherine e il casco protettivo, suderà per ore rinchiusa li dentro con una armatura che questa volta von è riuscita a fermare il nemico.  

Pensavo anche a questo quando ho sentito parlare di feste di Natale, di probabili riaperture per facilitare gli acquisti, dare respiro all’economia, risollevare gli animi…

Non ho potuto fare a meno di pensare a quelle feste pagane, in cui per placare gli dei, si facevano sacrifici umani. In fondo non è così distante dalla realtà perché una riapertura, un mancato controllo del rispetto delle norme, girandosi magari dall’altra parte, fatto solo in nome del dio danaro sarebbe sicuramente sacrificare altre vite…perché conteremo ancora i morti.

Ovviamente non saranno sacrificate giovani vergini…ma soggetti fragili e “non indispensabili per lo sforzo produttivo del paese” anziani, tutta merce più sacrificabile di giovani vergini e sicuramente meno rara. E anche il popolo ha lo stesso comportamento, negli occhi solo pacchetti luccicanti, cibo vario, drink e panettoni…ma il Natale non dovrebbe una festa cristiana? amore per gli altri? compassione? Un momento su cui riflettere magari con il pensiero rivolto a chi con i suoi cari non lo potrà passare non per rispettare gli altri ma perché impedito dal male? Pensiamo davvero che un breve liberi tutti possa risollevare l’economia?  E poi?  Cosa ci ha insegnato Ferragosto? In fondo basterebbe poco: farsi lo stesso i regali, magari comprati non su Amazon ma nel negozio sotto casa, il panettone …magari solo uno ma preso nel bar che vende quelli della pasticceria artigianale. Un natale “diverso”, sobrio, fra il nucleo famigliare ristretto, dicendoci quanto ci vogliamo bene…cercando ognuno di fare un piccolo sacrificio per un grande risultato…uscire dall’incubo

E mentre per l’ennesima volta controllo la temperatura, do un’occhiata al saturometro e vedo che tutto procede bene, mi ricordo che in quindici giorni non mi è stato fatto un solo tampone…probabilmente passerò direttamente alla conferma della negativizzazione senza essere mai stato considerato un malato di Covid, se non per il tipo di cure che ho fatto a casa.

Antonello Rivano

2 thoughts on “Io, lei, Il Covid e il Natale: riflessioni di un sintomatico

  1. Grazie Antonello per aver riportato in queste righe la tua esperienza che poi e’ l’esperienza di tante persone ormai. Importante riflettere su quello che scrivi per capire e amare di più ogni cosa, ogni attimo di vita.

  2. Condivido in pieno, il tuo pensiero. A differenza della tua situazione, io e mio marito siamo stati ricoverati insieme, io con 41 di febbre e mio marito con 39. Due croci sotto casa ci aspettavano, ricordo il viso di mio figlio con gli occhi lucidi…e poi il nulla. Siamo stati insieme in PS per 4 giorni…il delirio totale. Mio marito che stava un po’ meglio mi teneva la mano, era un gran conforto. Poi in reparto, ossigeno a bomba e saturimetro sempre in discesa e termometro in ascesa. Per fortuna la situazione ha cominciato a migliorare, ma non vedere i miei figli e poi mio marito è stata dura. Quindi capisco quello che stai passando tu, vi faccio a tutti e due i migliori auguri di guarigione. Festeggeremo un Santo Natale più sobrio, in famiglia. Ma con gioia nel cuore.

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