Dom. Giu 23rd, 2024

Fin che la nave và…

Situazione vergognosa nei collegamenti Tirrenia per la tratta Porto Torres-Genova, unico collegamento tra la Sardegna e la Liguria. Analisi e racconto semiserio di un problema che urge risolvere quanto prima-

Che i collegamenti fra la Sardegna e la Liguria fossero “difficoltosi” già lo si sapeva e ne avevamo scritto, ma la situazione ora è sicuramente andata a peggiorare.

La cancellazione della tratta navale Olbia-Genova e la mancanza di voli diretti , la situazione pandemica che è lontana dall’essere risolta, hanno reso, per i tanti che si muovono per motivi di lavoro e di famiglia, ma anche per chi ha scelto le vacanze di bassa stagione, viaggiare per quelle rotte difficoltoso e oneroso ancor più che in passato, il che è tutto dire.

Iniziamo dal prezzo del (caro) biglietto.
Nell’immagine sotto abbiamo raffrontato due preventivi. Quello a sinistra per due residenti, utilitaria e cabina doppia. quello a destra con gli stessi parametri ma cabina quadrupla …perchè trovare una cabina disponibile spesso è impossibile e a volte bisogna prendere quello che passa il convento, se non si vuole passare una notte insonne dopo che magari uno ha fatto ore di macchina per percorrere tutta la Sardegna da sud a nord.

Considerando che parliamo di metà ottobre questi prezzi sono veramente improponibili sia per chi viaggia per lavoro, sia per chì ha necessità di ritornare alla propria terra di origine, ricordiamo che la Liguria è tra le prime regioni italiane per la presenza di sardi, senza contare che è il porto di tutto il Nord Italia.


Quello che segue è il racconto da un’esperienza vera, tra il serio e l’ironico, una sorta di piccolo diario di viaggio per sdrammatizzare un problema sul quale urge un intervento importante.

E ritornammo a riveder le stelle…


Il disagio logistico, e non solo, inizia già dal punto di partenza: Porto Torres, inadatto per fornire un qualsiasi servizio per i passeggeri, una stazione marittima lontanissima dalla nave e con un parcheggio a dir poco ridicolo, con i disagi che si possono facilmente immaginare per chi avesse bisogno di una toilette o di un bar. Le corsie di imbarco praticamente inesistenti, cosi come l’assistenza a l’incolonnamento prima delle operazioni di controllo e imbarco. Le informazioni e una parvenza di “sistemazione” in colonna le da un omino in tuta da ginnastica, indumenti che hanno conosciuto tempi migliori, negli anni quella tuta, con o senza giubbotto a seconda delle stagioni, è diventata una specie di uniforme che rivediamo con sollievo. Lui si accontenta di vendere ai passeggeri, già stanchi di un lungo viaggio (come noi dopo tre ore di macchina) magari desiderosi di espletare un bisogno fisiologico o di un caffè caldo, i suoi braccialetti in rame.

Ma il bello…deve ancora venire. Sei tra i primi e pensi che cosi salirai per primo e potrai riposarti in quella agognata cabina che hai pagato come una suite di un cinque stelle. Ma ti sbagli e pensi a quel “beati gli ultimi perchè saranno i primi” e capisci solo ora che si riferiva ai passeggeri Tirrenia.
Comprendi tutto che sei ancora sulla rampa della nave, un novello Caronte non ti indica di andare su, come le altre volte in questi mesi autunnali…ma giù, negli inferi degli automuniti…e la tua discesa non si ferma al ponte 1A. Dopo una manovra che mette alla prova la tua cervicale un altro “guardiano” ti indica un’altra discesa, quella del temuto Ponte 1…famoso per avere un unico accesso…senza ascensore, e sei cinque ponti sotto la tua destinazione finale: la Reception. Dopo essere stato rimproverato da un demone in giubbino catarifrangente perché non hai eseguito alla perfezione la manovra da stantman che ti aveva ordinato, stretto con la tua Panda tra due SUV, che ti spolveri con il tuo giubbotto nuovo per tirar fuori te e il tuo bagaglio dalla tua scatola di metallo con le ruote. “Questa volta in cabina ci portiamo solo il necessario” che tradotto significa: due zaini, un borsone, il suo “necessaire” e due borse frigo.

Ansante, sudato, sia per gli innumerevoli gradini fatti con un carico da alpinista che deve stare due mesi in alta quota, che per la mascherina che indossi…finalmente il premio ambito: la tessera magnetica che apre la TUA cabina. dopo essere entrato le prime delusioni: in bagno non hanno messo le bustine con il bagnoschiuma e sul tavolino non ci sono le caramelle Tirrenia. Non che le avessi mai mangiate, ne prese, suppongo che nessuno lo abbia fatto mai….ma non vederle mi rende triste.
Le prime ore le passi maledicendo quello che ha lasciato l’antifurto della sua auto inserito…e che si aziona ogni rollio della nave, l’ auto è sul ponte quattro (i più fortunati perché sono arrivati ultimi ma usciranno per primi) probabilmente esattamente sotto la mia cuccetta. Poi, finalmente si dorme…dopo che hanno smesso di informare, per altoparlante sistemato sulla mia testa, che bar e ristornate “sono a disposizione”.
Alle sei…la sveglia, “si arriva in porto alle sette e le operazioni di sbarco inizieranno solo dopo ormeggio e messa in sicurezza della nave” ci dicono per interfono a volume 10..ma allora perché mi svegli alle sei?
La risposta ti arriva alle sei e due minti, (semmai ti fossi permesso di riaddormentarti) : devi fare colazione al bar!
E dopo gli inviti a lasciare le cabine, e andare al bar a fare colazione…arriva quello di “non assembrarsi, non ammucchiartisi, restare seduti, mettersi la mascherina”.
Ma, dico io, con la Pandemia ancora in corso, il divieto di assembramenti ecc…non sarebbe più sensato, invitare le persone a stare in cabina sino allo sbarco anziché inviartele a lasciarla quasi due ore prima?
Che poi con quello che l’ho pagata la cabina per quattro, noi che siamo in due me era l’unica disponibile, dovrei usufruirne per almeno un mese.
Alla fine però, dopo che gli ultimi, i fortunati del ponte 4, erano già tutti a casa…anche noi “uscimmo a rimirar le stelle“.

Antonello Rivano
Direttore di redazione/coordinatore nazionale Polis SA Magazine





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