Ven. Lug 17th, 2026

Museo Nazionale di Danimarca, Giorgio Saba davanti a una teca con reperti bronzei

Sardegna e Atlantide tra miti, reperti e connessioni culturali

Dai testi di Platone ai bronzi nordici, un percorso tra ipotesi, studi e suggestioni sull’antichità mediterranea e le sue possibili diramazioni nel Nord Europa

di Giorgio Saba

Tornando, per l’ennesima volta ai testi di Platone, riferiti all’Isola di Atlante, leggiamo che dopo il cataclisma generato da Poseidone per punire gli abitanti dell’Isola, i superstiti si sparpagliarono in tutte le terre sconosciute: il Professor Giovanni Ugas, nel suo pregevole libro “Shardana e Sardegna” descrive dettagliatamente moltissimi luoghi in cui i Sardi-Shardana si espansero nelle loro migrazioni di conquista, dal Peloponneso e le Cicladi, all’Anatolia, alla Cananea, all’attuale Libano, la Palestina, l’Egitto (in cui tuttavia interruppero la conquista, pervenendo a un armistizio).
Non si fa cenno all’Europa del Nord, ma in un mio recente viaggio a Copenaghen ho visitato il locale Museo Nazionale di Danimarca, in cui sono ospitati diversi reperti bronzei che presentano caratteristiche a me (e non solo a me) familiari. Li potete ammirare nella foto che mi ritrae davanti alla teca che li ospita.

Un articolo di Roberto Brunelli riporta l’esito di una recente ricerca, che ho citato integralmente nel mio libro “SARDEGNA DIMORA ANTICA DEGLI DÉI …E DI ALTRI CONDOMINI”, per evitare errori di interpretazione e non offrire il fianco ai soliti negazionisti:


10 GENNAIO 2022
– Non portavano gli elmi con le corna, i vichinghi, nelle loro scorribande dalle gelide acque del nord fino a Gerusalemme. Dimenticate Asterix, gli illustratori del romanticismo e pure Wagner con il suo Anello del Nibelungo. Con una torsione storica di 180 gradi, tocca rivedere a fondo uno degli stereotipi più radicati dell’immaginario collettivo: sì, perché a sorpresa le tracce degli elmi cornuti portano in Sardegna.
O almeno, questo è quanto afferma una nuova ricerca pubblicata dalla rivista Praehistorische Zeitschrift, secondo cui due dei celeberrimi copricapi ritrovati a Veksø, in Danimarca, sarebbero originari dell’età del bronzo nell’isola mediterranea.
Come ha spiegato alla Cnn l’archeologa danese Helle Vandkilde, “per molti anni nella cultura popolare le persone hanno associato gli elmi di Veksø ai vichinghi, ma la nostra ricerca conferma che furono lasciati nelle paludi di quell’area danese nel 900 a.C., ossia quasi 3000 anni fa, molti secoli prima che i vichinghi o i guerrieri norreni dominassero la regione”.
Un vero e proprio viaggio nel tempo, quello degli elmi dominati dalle corna: secondo gli studiosi, l’immaginario del copricapo dominato dalle corna – “la quintessenza del guerriero”, secondo la ricerca – nell’età del bronzo corre dalla Spagna sud-occidentale alla Scandinavia meridionale passando, appunto, dalla Sardegna.
Il che testimonia delle strette connessioni tra le grandi civiltà europee dell’età del bronzo”, insiste Vandkilde, che arriva a parlare della “prima globalizzazione basata sul commercio a lunga distanza di metalli, idee e beni di lusso“.
E proprio le statuine bronzee sarde appaiono essere i parenti più stretti degli elmi di Veksø.
Il “filo porpora” che collega le acque scandinave al Mediterraneo è ovviamente quello dei fenici, una sorta di rotta dei commerci e delle idee che andava dall’Atlantico al Mar Baltico.
Dicono i ricercatori: quello degli elmi con le corna è stato un viaggio compiuto via mare, nel tratto di storia che va dal 1000 al 750 avanti Cristo.
Ma si tratta di somiglianze indipendenti tra loro, “oppure sono frutto della trasmissione di idee fra diverse regioni?”, si chiedono ancora gli studiosi della Praehistorische Zeitschrift.
In tutt’e tre le aree, afferma la ricerca, l’elmo cornuto “viene utilizzato per esprimere potenza”, e per quel che riguarda i manufatti di Veksø “sono ornati con simboli che dovevano assomigliare agli occhi e al becco di un uccello“.
A detta di Vandkilde, sia le corna dei tori che i volatili probabilmente sono simboli del sole: ebbene, un’iconografia simile si ritrova appunto in Sardegna e nel sud-ovest dell’Iberia.
Non è certamente una coincidenza: ci deve essere stata una sorta di connessione“, insiste l’archeologa.
Ma dove nasce l’idea del vichingo sanguinario con l’elmo cornuto in testa? Ebbene, è un’idea “moderna”: nel Seicento alcuni pittori iniziarono a rappresentare i germani in assetto di guerra dotati di corna animali, un’iconografia ripresa dagli artisti del romanticismo.
La definitiva consacrazione arriva con l'”Anello del Nibelungo” di Wagner, dove sono le valchirie a portare corna di vacca attaccate agli elmi. Da lì il passo verso fumetti, cinema e serie tv è brevissimo: chissà se ora verranno aggiornati in salsa nuragica.

Ringraziamo Roberto Brunelli, autore del succitato articolo e proseguiamo.
Le testimonianze che pongono la Sardegna al centro di una importantissima civiltà, risalente ad alcuni millenni prima di Cristo, sono così numerose che non mi riservo di tacciare di cattiveria ogni tentativo di sminuirne l’importanza.

[Leggi anche Dalla Sardegna alla Scandinavia: il filo che univa l’Europa antica di Andrea Loddo. N.d.R]

Giorgio Saba

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