Il paesaggio: una filosofia- 2) Parlar di paessaggio
Uno spazio di riflessione che intreccia cultura, educazione e sguardo sul mondo, invitando a ripensare il modo in cui abitiamo e comprendiamo il paesaggio che ci circonda.
A cura di Giorgio Saba
Seconda puntata
IL PAESAGGIO: UNA FILOSOFIA
PRESENTAZIONE
In un tempo segnato da tensioni e crisi profonde, Giorgio Saba propone su Polis la rubrica Il paesaggio: una filosofia, riflettendo sul significato del paesaggio e sul modo in cui lo osserviamo. Per l’autore, il paesaggio non è qualcosa di innato, ma uno sguardo che si costruisce attraverso cultura, educazione e consapevolezza. Con l’esperienza di una lunga carriera nell’insegnamento, Saba sottolinea il valore di una scuola capace di formare pensiero critico eUno spazio di riflessione che intreccia cultura, educazione e sguardo sul mondo, invitando a ripensare il modo in cui abitiamo e comprendiamo il paesaggio che ci circonda.
A cura di Giorgio Saba
Seconda puntata rispetto verso gli altri, l’ambiente e le differenze. Con Il paesaggio: una filosofia, apriamo uno spazio di riflessione che intreccia cultura, educazione e visione del mondo...
Parlar di paessaggio

TIPOLOGIE DI PAESAGGIO
IIl paesaggio è frutto della stratificazione di interventi umani, realizzati in epoche, talvolta ere, differenti, in coazione con effetti naturali. Tutto ciò ha creato una molteplicità di configurazioni diverse per ogni zona geografica, e per ogni sito, impossibili da replicare artificialmente, se non con odiosi stereotipi formali.

Esistono paesaggi pressoché fissi, che nel tempo si alterano poco o quasi niente
e paesaggi periodicamente mutanti per la presenza, in diversi periodi ben distinti, di animali, persone, essenze vegetali, differenti.



…è solo una battuta, ma rende bene l’idea:
anche quando non vediamo il cervo, la consapevolezza della sua esistenza nel territorio di Monte Arcosu, rende il paesaggio molto più affascinante. Si tratta del cervo sardo (il cui nome scientifico è Cervus elaphus corsicanus e ti pareva che potesse essere sardo? Per fortuna nessuno lo fa importare dai fantomatici fenici).
Nell’oasi WWF di Monte Arcosu a Uta è presente poco più di un migliaio di esemplari di cervo, grazie ai continui impegni di tutela, ma negli anni ‘80 ve ne si trovavano solo poche decine. Ogni anno il WWF organizza un censimento basato sull’ascolto dei bramiti, il verso che i maschi emettono per richiamare l’attenzione delle femmine in calore.


…anche i cavallini della giara, non sempre si riesce a osservarli, ma sapere che esistono, carica di attrattiva il territorio di Gesturi
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IL PAESAGGIO NEL PAESAGGIO
È interessante osservare, nella foto in basso, il Trenino Verde che trasporta i passeggeri desiderosi di contemplare i paesaggi della Sardegna Centro-orientale.
Ma è esso stesso una componente del paesaggio che attraversa. I passeggeri a bordo della carrozza diventano attori inconsapevoli della rappresentazione paesaggistica.
PAESAGGIO NEL PAESAGGIO.

Anche questa è una mia invenzione; infatti non esiste (credo) nella letteratura paesaggistica un’idea di Paesaggio nel paesaggio, così come non esistono (anche qui è d’obbligo un forse) i paesaggi invisibili. È solo un mio modo di raccontare il Paesaggio per rendere la spiegazione più intrigante.
D’altronde questo non è un trattato accademico, bensì una personale battaglia, finalizzata ad accrescere nei lettori l’interesse e la sensibilità nei confronti del paesaggio, dell’ambiente, del territorio.
Paesaggio nel paesaggio, come…

…o come La Condition Humaine di René Magritte. Che nel 1933 riprende il concetto surrealista del TEATRO NEL TEATRO di Pirandello, realizzando un quadro pittorico in cui osserviamo un cavalletto, su cui è montato il dipinto di un paesaggio realizzato da un artista immaginario (non visibile nell’opera), che copia attraverso una finestra, il paesaggio esterno alla stanza. DIPINTO NEL DIPINTO.

…e ancora, come nella performance di Marina Abramovic alla Biennale di Venezia 2026, dove la contestata artista coinvolge i visitatori integrandoli attivamente e facendoli diventare una componente della performance stessa
| Presentai Questa mia relazione nel 2016 alla Prima Conferenza Regionale sul Paesaggio (svoltasi nella sala Consiliare del Comune di Sestu), che organizzai, quando ero Presidente dell’Ordine Architetti, insieme ad Antonio Arceri e a Francesca Gallus; di conseguenza la mia idea surrealista di performance nella performance non l’ho copiata dalla Abramovic, semmai il contrario. |
Ora però rischiamo di esondare nel campo dei metalinguaggi; è già complicato utilizzare i normali linguaggi semiotici… non andiamo oltre!

Talvolta però si opera nella necessità di profonda alterazione dell’ambiente naturale.

(Nella foto in alto, la chiesetta di S. Sebastiano a Isili, ubicata sull’isolotto formatosi a seguito dello sbarramento della diga artificiale denominata “Is Barroccus”)
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Per diventare paesaggisti, è necessario superare l’apposito Esame di Stato Abilitante, al quale si accede dopo aver ottenuto uno dei titoli della tabella che segue:

È altrettanto vero che un intervento sul paesaggio richiede però competenze multidisciplinari.
Per lavori di una certa complessità il solo paesaggista non basta.

Sebbene talvolta un solo specialista ricopra più di una delle competenze sopracitate, si evince che il lavoro di progettazione richiesto sia piuttosto complesso.
Vi chiederete se, una volta sentito il parere di tutti quegli specialisti, sia ancora necessaria la partecipazione di un architetto.
La risposta è: sì, lo è.
Il suo apporto è quello di trasformare tutte le componenti tecniche e umanistiche in un linguaggio semiotico; il suo ruolo è quello di coordinare la componente pragmatica, quella sintattica e quella semantica.
Senza questo lavoro di coordinamento, il risultato finale assumerebbe aspetti caotici, incontrollabili, col rischio di arrecare all’ambiente danni talvolta irreparabili.
Seguono due esempi visivi sbagliati, ma utili a chiarire il concetto:

Aldilà delle patetiche e un po’ razziste argomentazioni sulla islamizzazione di Milano (commento realmente letto sui quotidiani), l’accostamento visivo con un monumento gotico è stridente; si tratta comunque di palme della specie chamaerops excelsa, originaria della Cina e, quindi, il commento sulla islamizzazione è inappropriato. in Sardegna ne troviamo una varietà chiamata chamaerops humilis o palma di S. Pietro che cresce spontaneamente su quell’isola del Sulcis, ma anche in tutto l’Arcipelago.

Anche un pizzico di ironia non guasta.
E abbiamo concluso la seconda puntata di questa breve rassegna, ma c’è altro da dire, quindi vi dò appuntamento alla prossima settimana.
-In copertina Foto di Chanh Nguyen da Pixabay–
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Giorgio Saba
Giorgio Saba, nato a Cagliari. Laureato in Architettura a Firenze, svolge attività di libera professione. Nel 1983 frequenta un anno del Corso di Perfezionamento in Archeologia e Storia della Sardegna (docenti, Giovanni Lilliu e Enrico Atzeni).
Dal 1984 al 2017 è docente nella Scuola pubblica (negli ultimi 30 anni insegna Architettura al Liceo).
Dal 2012 al 2017 è Presidente dell´Ordine Architetti, P.P. e C. di Cagliari e ottiene l´attivazione degli Esami abilitanti la professione di Architetto. Membro dell´Osservatorio Città Metropolitane del CNAPPC. Coordinatore di URBANPRO Cagliari (Ordine Architetti, CCIAA, Confcommercio, ANCE). È stato relatore e coordinatore in oltre quaranta convegni su temi di Architettura, Paesaggio, Archeologia, Teoria del Colore, Linguaggi semiotici.
Nel 2016 pubblica il libro Scusi dov´è l´Ade? (la prima edizione va esaurita in otto mesi). Nel 2024 è uscito Sardegna: dimora antica degli dei… e di altri condomini. Per Polis ha già curato la serie, in otto puntate, Gli dèi greci erano davvero greci?

