Sab. Apr 17th, 2021
Gruppo teatrale don Ignazio Garau 50 anni

Un’avventura di teatro lunga mezzo secolo

Mentre l’occidente si trasformava sotto i colpi della rivoluzione del “sessantotto”, Don Ignazio Garau si faceva interprete di un messaggio cristiano innovatore.

Carloforte. Il Gruppo Teatrale Don Ignazio Garau – Linetto Leone compie 50 anni d’attivita!

Di Salvatore Volpe

Cinquant’anni! E’ trascorso così tanto tempo da quella serata 7 aprile 1971 quando al Cinema Mutua venne rappresentata la prima opera “Processo a Gesù” del drammaturgo Diego Fabbri.

Don Ignazio Garau e il Circolo Culturale C.Colombo

L’idea di mettere in piedi un gruppo di giovani che facesse teatro fu di Don Ignazio Garau. Egli arrivò a Carloforte nel 1968, appena ventiquattrenne, come Vice Parroco presso la Parrocchia di San Carlo Borromeo. Portò una ventata di aria fresca nella sonnacchiosa comunità giovanile di Carloforte

Mentre l’occidente si trasformava sotto i colpi della rivoluzione del “sessantotto”, lui si faceva interprete di un messaggio cristiano innovatore sotto i fecondi colpi del Concilio Vaticano Secondo che apri la Chiesa al mondo contemporaneo.

Si mischiò tra i giovani ascoltando i loro problemi  e spingendoli a impegnarsi nel sociale, a rendersi utili verso gli altri, a operare, anche nel piccolo di una comunità isolana, per una società migliore e solidale.

Le “armi” di questa suo disegno, oltre alla spontaneità di un carattere semplice e aperto, furono le tante iniziative di cui si fece promotore. In quegli anni nacque il Centro Culturale C.Colombo, luogo d’incontro e dibattito sui temi più disparati del momento; il giornalino di comunità “IoTuNoi”, molto letto e diffuso, su cui lui stesso a volte scriveva destando “scandalo” sferzando la Chiesa distante e chiusa ai grandi cambiamenti dell’epoca; Il Centro Sportivo Italiano, per i giovanissimi, dove si svolgevano tante attività ludiche, aperto a tutti, senza distinzione alcuna, e i campeggi estivi per i giovani luogo di formazione, incontro e amore verso la natura.

Nel 1970, nell’ambito delle attività del Circolo Culturale, pensò di lanciare una nuova iniziativa: il teatro. Il teatro secondo Ignazio poteva svolgere una fondamentale azione pedagogica, portare le persone, le giovani generazioni,  ad interrogarsi e  riflettere sul senso del vivere e dell’impegno sociale, a trascorrere anche in allegria il tempo libero.

Gruppo teatrale don Ignazio Garau 50 anni
-Una delle foto storiche del gruppo, con Don Ignazio Garau (in basso a sinistra) e Linetto Leone (in basso a destra)-

Linetto Leone e il Gruppo teatrale

Per dare concretezza a questo suo disegno, chiamò a sé un giovane insegnante di lettere, Linetto Leone, molto conosciuto e ben voluto tra i giovani e lo invitò ad assumere la regia del primo lavoro Processo a Gesu” appunto. E’ così che dal quel contesto felicemente tumultuoso di quegli anni, nacque una grande avventura teatrale, arrivata oggi a mezzo secolo di vita.

Gruppo teatrale don Ignazio Garau 50 anni
Cinetatro Cavallera “La zia di Carlo” 1973-

Con la partenza nel 1973 di Don Ignazio, missionario nel Cile della dittatura di Pinochet, l’anima del Gruppo, che nel frattempo si strutturò in Gruppo Teatrale Cristoforo Colombo, divenne Linetto Leone. Fu lui che per 45 anni anni tenne le redini delle attività e dei lavori di cui fu regista.

Egli fu attorniato dai giovani del Circolo Culturale e successivamente da una moltitudine di altri attori dilettanti che, grazie al suo intuito, portava in scena opera dopo opera.

Dopo le rappresentazioni del Crogiuolo di Artur Miller (1971),Assassinio nella Cattedrale di T.Eliot (1972), “Il malato Immaginario” di Molier (1972) ed altri importanti lavori, sempre accompagnati dalla presenza e partecipazione di un vasto pubblico, nel 1976 la svolta con la prima rappresentazione di una commedia brillante dialettale “Aua Cumandu Mi” dell’autore genovese Mario Zucca.

Gruppo teatrale don Ignazio Garau 50 anni
-Cineteatro Cavallera “Il malato immaginario“1972-

Le commedie dialettali e Domenico Quaquero

Certosino fu il lavoro di Linetto di adattare al tabarchino il lavoro di Zucca, scritto in dialetto ligure, così come la trasformazione di situazioni e personaggi in contesti sociali tipicamente tabarchini. Fu un grandissimo successo di pubblico con tante repliche e il teatro Mutua sempre stracolmo di spettatori tanto da essere invitati a rappresentare il lavoro a Genova-Pegli presso il teatro Eden il 3 dicembre 1976.

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-Genova Pegli. Teatro Eden 03/12/1976-

Fu anche la consacrazione di un giovane attore Domenico Quaquero dotato di una comicità spontanea tipica dei personaggi popolari che rallegravano la quotidianità nei carruggi tabarchini. Domenico, anche nelle altre commedie dialettali, che negli anni si succedettero, divenne uno dei punti di forza, divenne insomma il nostro Govi tabarchino.

L’operazione “Aua cumandu mi” pose le basi per avviare nell’opinione pubblica cittadina, e poi in ambito istituzionale e scolastico, il dibattito sull’importanza della tutela dell’aspetto identitario più caratterizzante della comunità tabarchina: la sua lingua. E di questo a Linetto va dato il giusto e meritato riconoscimento.

I lavori dialettali diventarono uno degli assi portanti dell’attività del gruppo; ricordiamo tra gli altri “U fre de Lete” nel 1978, “U matrimonniu diffissile” nel 1985; “Quellu Bun’anima” nel 1993; “Articolo Quinto” nel 2011, fino all’ultimo “I Manezzi Pe Maio Na Figgia” nel 2018.

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-Domenico Quaquero in “U fre de lete” 1978-

Oltre a questo filone, altri importanti opere sui temi della fede, della famiglia ma anche del giallo e del burlesco resero ricco, anno dopo anno, il repertorio del Gruppo. Citiamo “La Maestrina” nel 1981, “Trappola per topi” nel 1983, “Due Dozzine di Rose Scarlatte” nel 1991, “Trenta secondi d’amore” nel 1996, “Hotel del Libero Scambio” nel 1997, “Contemplazione” nel 2013, “Il Profumo di Mia Moglie” nel 2017.

La scomparsa di Don Ignazio

Nel 1993 Don Ignazio, con il quale mai si interruppe il costante contatto, pur nella lontana terra cilena, e l’ispirazione ideale, venne a mancare per una grave malattia.

Il lascito morale e di fede di Don Ignazio fu enorme, non solo per noi che lo abbiamo conosciuto e amato, ma per tutti coloro che furono attraversati dalla sua luce. Egli è sempre nei nostri pensieri e nel nostro cuore così come nel cuore dei minatori e contadini di Curanilahue e Hualquì dove lasciò un impronta di opere e di dedizione tutt’ora presenti.

Su proposta di Linetto Leone, il Gruppo prese il suo nome e divenne Gruppo Teatrale Don Ignazio Garau.

Nel maggio del 2019 l’Associazione A.I.S. Don Ignazio Garau di Mogoro avviò una richiesta al Vescovo di Ales per intraprendere un processo di beatificazione del nostro indimenticato fondatore.

Il Gruppo Teatrale Don Ignazio Garau-Linetto Leone

Nel 2014 il Gruppo subì un colpo tremendo con la scomparsa di Linetto. Si sospesero le prove della commedia “Sciaccaluga o Pittaluga” che stavamo provando con tanto entusiasmo per il nostro regista e guida da qualche tempo malato.

-Linetto Leone (foto M.P)-

Eravamo tutti molto sconcertati e preoccupati del nostro futuro. Ma l’esempio di impegno, di amore per la cultura teatrale che Linetto lasciò in noi, alla fine ebbe il sopravvento e si ripresero le attività motivati più che mai. Il Gruppo divenne così Gruppo Teatrale Don Ignazio Garau – Linetto Leone.

Non solo il ricordo e l’esempio dei nostri fondatori ci spinge ad andare avanti ma, nella stessa misura, il ricordo degli amici e attori che oggi non ci sono più. Essi idealmente continuano ad essere in mezzo a noi e ci danno la forza ulteriore per proseguire questa bella avventura di vita e di teatro.

Ricordiamo con grande senso di riconoscenza oltre a Domenico Quaquero, i carissimi Priamo Comparetti, Giacomo Damele, Franca Salomone, Virginio Condello e tutti gli altri che hanno contribuito a rendere possibile questo sogno.

I numeri e i luoghi

Complessivamente in 50 anni di attività, con qualche pausa qua e là per le difficoltà che ogni tanto facevano capolino, sono state preparate circa cinquanta opere, centocinquanta sono state le rappresentazioni tra prime e repliche principalmente a Carloforte presso il Cine Teatro Cavallera e il Cine Teatro Mutua, ma anche a Cagliari, Carbonia, Monserrato, Fluminimaggiore e poi Genova, Pegli, Chiavari.

Nel 1992 fummo chiamati dall’emittente regionale Videolina a registrare presso i loro studi la commedia “Aua Cumandu Mi” nell’ambito di una rassegna televisiva di teatro popolare dialettale.

Oltre centoventi sono stati gli attori e collaboratori che hanno calcato le scene. Migliaia sono stati gli spettatori che hanno assistito alle nostre rappresentazioni. Migliaia le ore dedicate alle prove quotidiane che duravano mesi per realizzare una singola opera.

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-“Sciaccaluga o Pittaluga” 2014 (foto M.P)-

Il 50esimo

Nel 2020, in vista del 50esimo, ormai pronta e con tanto di pubblicità per la prima del 20 marzo, eravamo in procinto di presentare una nuova commedia dialettale “Gildo Peragallo Ingegnere” sotto la regia della figlia di Linetto, Antonella Leone, ma, come sappiamo, il coronavirus ci ha rubato letteralmente la scena.

L’appuntamento però è solo rinviato perché la storia del Gruppo Teatrale Don Ignazio Garau-Linetto Leone andrà avanti per tanto tempo ancora. In questa ricorrenza così importante, non ci stancheremo di ringraziare il nostro numeroso e affezionato pubblico che mai ci ha fatto mancare il calore dell’applauso.

Dopo le rappresentazioni del Crogiuolo di Artur Miller (1971),Assassinio nella Cattedrale di T.Eliot (1972), “Il malato Immaginario” di Molier (1972) ed altri importanti lavori, sempre accompagnati dalla presenza e partecipazione di un vasto pubblico, nel 1976 la svolta con la prima rappresentazione di una commedia brillante dialettale “Aua Cumandu Mi” dell’autore genovese Mario Zucca.

“Anni di teatro”

Scriveva Linetto Leone nel 1998, nella prefazione al bel libro di Mario Curcio, uno degli attori-mattatori del Gruppo fin dalla sua nascita, “Anni di Teatro”: <<Disteso al centro di un largo fondale cartaceo, tavolozza di colori in mano, Don Ignazio dipinge la poesia di una campagna primaverile o le solenni arcate di un’austera cattedrale romanica, più su, appollaiato sui bilancieri fissi del “Cavallera”, tra una risata argentina ed il canto di qualche antica canzone, Domenico armeggia i cordami di scena con abile maestria, gli altri si agitano, chi più chi meno, sul palcoscenico del teatro, ad allestire quinte e cieli, a colorare pannelli, a sistemare tappeti e mobili di scena in un clima di “allegra” tensione che prelude alla rappresentazione di un’opera tetrale>>

Ecco, questo spirito fattivo e di amicizia rappresenta la fotografia più bella di un gruppo teatrale che continua a guardare verso il domani. Per altri 50 anni almeno.

Autore: Salvatore Volpe (componente del Gruppo Teatrale Don Ignazio Garau – Linetto Leone)

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