Ven. Mar 1st, 2024

Tragedia e Speranza: Il discorso di Giulio Cecchettin ai Funerali della Figlia Giulia

Un appello alla trasformazione sociale e alla connessione umana

Di Antonello Rivano

Riporto le parole di un’amica scrittrice e giornalista, Lea Melandri, da sempre impegnata nella lotta per la parità di genere, riguardo al discorso del padre di Giulia.
Che sia un padre a cui è stata ammazzata la figlia a pronunciare il discorso più sentito e sorprendente sul significato culturale e politico della violenza maschile contro le donne, segna decisamente una svolta della coscienza storica per quanto riguarda il rapporto di potere tra i sessi e la necessità che siano finalmente gli uomini a riconoscere che “li riguarda“.
In effetti le parole pronunciate da Giulio Cecchetin durante i funerali della figlia Giulia sono da considerarsi per molti versi esemplari.
l’uomo ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto dalla comunità. Ha descritto Giulia come una giovane donna allegra e desiderosa di apprendere, che dopo la perdita della madre ha abbracciato il ruolo di mamma con dedizione. Rivolgendosi agli uomini, ha invitato a essere agenti di cambiamento contro la violenza di genere e a insegnare il rispetto per la sacralità dell’altro. Ha sottolineato la necessità di trasformare la tragedia in un catalizzatore per il cambiamento sociale, affrontando la violenza sulle donne. Giulio ha anche criticato la dipendenza dalla tecnologia, promuovendo l’importanza della connessione umana autentica. Il discorso si è concluso con un addio commovente a Giulia e la speranza che il dolore attuale possa generare frutti di amore, perdono e pace nelle loro vite. Crediamo che la forza di quelle parole sia tale che nessun ulteriore commento sia sufficiente a descriverle, è per questo che riportiamo integralmente l’intero discorso:

Abbiamo vissuto un momento di profonda angoscia, ci ha travolto una tempesta terribile. Ci siamo bagnati e infreddoliti, ma ringrazio tutti quelli che si sono stretti attorno a noi. Il vostro sostengo è quello di cui avevamo bisogno in queste settimane terribile. Grazie al vescovo, alle forze dell’ordine e a tutte le istituzioni. Giulia era come l’avete conosciuta, allegra e felice, una giovane donna, mai sazia di imparare. Dopo la perdita della mamma ha abbracciato la famiglia, lei si è guadagnata anche il titolo di mamma. Era già una combattente, tenace nei momenti di difficoltà e il suo spirito indomito ha ispirato. Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa ci coinvolge tutti. Mi rivolgo prima agli uomini: parliamo agli altri maschi, per primi dobbiamo dimostrare di essere agenti di cambiamento, contro la violenza di genere. Non giriamo la testa di fronte a determinati gesti, anche i più lievi. Insegniamo ai nostri figli ad accettare anche le sconfitte, facciamo in modo che tutti rispettino la sacralità dell’altro” Dobbiamo trasformare la tragedia in una spinta per il cambiamento. La vita di Giulia è stata sottratta in maniera crudele, ma la sua morte può e deve essere il punto di svolta per mettere fine alla terribile piaga della violenza sulle donne. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci priva del contatto dell’altro: è importante la connessione umana autentica, perché questa mancanza può portare a decisione tragiche. I giovani devono imparare a comunicare. La scuola ha un ruolo fondamentale. Bisogna investire in programmi educativi per imparare ad affrontare le difficoltà senza ricorrere alla violenza. Io ti amo tanto, e anche Elena e Davide di adorano. Io non so pregare, ma so sperare. Voglio sperare insieme a te a alla mamma, e a tutti voi qui presenti, che tuita questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite, e un giorno possa germogliare, e produca il suo frutto di amore, di perdono, e di pace. Addio Giulia, amore mio. Grazie per questi 22 anni”.

Antonello Rivano
Direttore di redazione/coordinatore nazionale Polis SA Magazine

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